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Buona lettura
[14-15-16/07/06] Evolution Festival @ Toscolano Maderno (BS)
articolo di: Staff

Per un Festival Italiano, diciamoci la verità, arrivare sano alla seconda edizione è quasi un miracolo.
Gli organizzatori dell’Evolution Festival – tuttavia non contenti - hanno voluto pensare in grande e sfoderare per l’occasione una tre giorni di puro Metallo all’insegna dell’innovazione e dell’efficienza. Circondati dalla splendida cornice offerta dalla combinazione Lago di Garda-Prealpi Lombarde, il popolo Italico del Metal ha potuto dare sfogo alla voglia di far casino compressa tutto l’anno in quattro scomode casse d’auto o di stereo. Toscolano Maderno, ridente località a pochi chilometri da Salò, ha degnamente ospitato la Brutale Orda metallara, portatrice di onde sonore ma anche di tanto turismo e di una notevole boom economico per gli esercizi commerciali della zona, pieni all’inverosimile. Complici anche le belle giornate e le serate non troppo calde, il Festival si è rivelato ancora una volta più che soddisfacente. Unico errore, forse, quello di avere fatto il passo più lungo della gamba: sono già sorte lamentele per il presunto “tradimento” del popolo del Metal non accorso abbastanza numeroso e quindi non meritevole di un rinnovo dell’impegno per il 2007.
L’appello del nostro staff e credo del Mondo Metal per intero è semplice: non stiamo a guardare chi non è venuto, non se lo merita. Si pensi, invece, alle migliaia di Metalheads impazzite per questa vera e propria festa Rockettara, a quest’ora speranzose in un adeguato rilancio futuro.
The Metal Fortress è fra di loro, e nel frattempo proveremo a raccontarvi cosa è successo sul palco dell’Evolution Festival 2006! (Guardian)



Venerdì 14 Luglio 2006

(A cura di MohrTheCruel)

CADAVERIC CREMATORIUM

Tocca ai bresciani Cadaveric Crematorium e al loro brutal/grind aprire la tre giorni del festival. Ero molto curiosa di vedere il gruppo all’opera, perchè l’ho sempre apprezzato su cd e non mi hanno certamente deluso! Il combo ha eseguito una performance molto convincente sotto ogni punto di vista, da quello prettamente tecnico a quello scenico, intrattenendo più volte il pubblico accorso sotto il palco per assistere alla loro prova. E’ stato esilarante quando i Cadaveric Crematorium hanno eseguito “a loro modo” la cover dei Guns' di Don't Cry! Un plauso va fatto anche al cantante Dr che ha dimostrato di essere un vero animale da palco! In più hanno ricevuto anche un bel regalo vincendo il concorso per andare al W:O:A 2006.




URTO

I trapanasi urto sono il secondo gruppo della giornata. Non avevo mai sentito della band, ma avevo letto buone cose sul loro conto. La band propone un thrash metal con influenze speed, che però non riesce a scalfire e a coinvolgere appieno il pubblico. In più la band esce sconfitta dal concorso per il W:O:A 2006 ma non tutto è da buttare, in quanto suonare ad un festival così importante è già di per sé una vittoria, quindi credo che con un po’ di esperienza live potranno sicuramente togliersi qualche bella soddisfazione.




METHEDRAS

I Methedras sono una band con una discreta esperienza live, attivi sin dal 1996, e forti del discreto cd di debutto “The Worst Within”, i milanesi hanno già suonato al W:O:A 2004 e al Metal Camp 2005. Il gruppo propone un thrash metal che mi ha ricordato parecchio i Testament, ma con le dovute proporzioni perché la band di Chuck Billy & Co. è molto distante. Comunque i cinque hanno fatto una prova discreta che ha abbastanza coinvolto il pubblico.




THE FAMILI

Poi tocca ai The Famili salire sul palco. Sinceramente la proposta del gruppo, nata dallo split dei Sadist, non mi è mai piaciuta, in ogni modo la band è riuscita a farsi conoscere in poco tempo e da poco è uscito il loro nuovo cd “Neonoir”. La loro prestazione è stata molto apprezzata dal pubblico che si è lasciato trasportare dal loro thrash moderno e personale.




MACBETH

Dopo i The Famili è il turno dei Macbeth. I Macbeth non sono di certo una di quelle quelle band che fanno la felicità delle mie orecchie, ma tuttavia avevo apprezzato almeno in parte il loro cd di esordio “Romantic Tragedy's Crescendo”, ma in seguito i loro lavori non mi avevano entusiasmato per niente. Comunque la prestazione dei cinque è stata molto apprezzata dal pubblico presente e soprattutto la cantante Morena ha dimostrato di saper tenere bene il palco e anche la sua prova vocale è stata discreta, al contrario dell’altro cantante Andreas, che ho trovato veramente irritante in alcune movenze.




DARK LUNACY

Finalmente è l’ora dei Dark Lunacy, aspettavo da tempo di vederli dal vivo e i recenti problemi di line up con l’uscita dal gruppo di Baijkal (batteria) e Imer (basso) mi avevano preoccupato e volevo vedere se il gruppo di Parma fosse riuscito a risolverli in così poco tempo. Il gruppo forte del loro terzo album “The Diarist” si presenta sul palco con una line up molto rinnovata e anche molto affiatata sin dalle prime note. Una spanna sopra tutti è stata la prestazione del singer Mike davvero avvolgente, tagliente e malinconica che mi ha davvero affascinato assieme alle parti lente enfatizzate dall’uso degli archi che hanno donato molto pathos alla loro prestazione. Insomma sicuramente i migliori della prima giornata del festival.




DEATH SS

Ed ecco finalmente gli head liner della giornata, i Death SS, che hanno dato da poco alle stampe il loro ultimo cd “The 7th Seal”. In passato ho molto amato questa band e soprattutto i suoi lavori iniziali che rimangono sempre delle perle di horror heavy metal, ma di certo non posso dire lo stesso degli ultimi lavori, ma i Death SS sono sempre un bel gruppo da vedere live. La scenografia era molto bella e anche i costumi del gruppo lo erano, tranne quello del chitarrista che era veramente ridicolo con suo costumino ultra aderente. La band ha proposto una performance molto solida e atmosferica proponendo brani da tutta la loro discografia, e alcuni sono la bellissima Baphomet, Ishtar, Where Have you Gone, Hi-Tech Jesus, Let The Sabbath Begin, Give’Em Hell, Der Golem, Terror e la conclusiva Heavy Demons, un vero inno della band. Insomma un bello show soprattutto con le vecchie perle della band.





Sabato 15 Luglio 2006


NIGHTMARE (Lisy)

Dopo averli visti quest’inverno di spalla agli After Forever, ecco che i francesi Nightmare mi vengono riproposti all’Evolution Festival. Se già mi avevano entusiasmato a febbraio, non posso che affermare che anche stavolta hanno condotto un concerto energico e ben suonato; ci offrono un heavy metal vecchio stampo, condito di spunti power, trascinante e orecchiabile. Purtroppo in Italia sono davvero poco conosciuti e la loro proposta è forse troppo poco originale per richiamare l’attenzione dei presenti a mezzogiorno, in un orario dove il sole scotta di brutto. Infatti davanti allo stage ci sono poche decine di persone che rimangono comunque ben impressionate da uno show suonato egregiamente dal simpatico Jo Amore e dai suoi musicisti. Bravi ma abbastanza inutili in questo festival.




KORPIKLAANI (Guardian)

La prima band finlandese (ben 4 presenti al festival) si comporta come tutti si aspettavano: scatenando il casino. I Korpiklaani, forti delle loro melodie danzerecce, infiammano la platea (in particolare il pubblico femminile) che si mette a danzare fin dalle prime battute. Le tracce veloci e melodiche prendono spunto random dalla limitata discografia del gruppo. Il frontman, nonostante alcuni problemi legati ai suoni (del suo microfono dotato di vere corna di renna) da buona prova di sé. Il problema rimane comunque nel suono: il violino sembra lontano chilometri dal palco e spezza un po’ la magia folk del gruppo. Da notare “cottages and saunas” e l’oramai arcinota “Beer Beer” in chiusura.





HAGGARD (Lisy)

Quest’anno l’Evolution Festival non ha certamente ignorato il folk e i suoi derivati, ed ecco che ci propone qualcosa di abbastanza raro. Poche volte infatti capita di poter assistere, nel contesto metal, ad uno show portato avanti da un’ orchestra: per questo ero davvero entusiasta dell’inserimento in scaletta degli Haggard, ensemble tedesca che miscela folk e musica antica con parti metal in growl. Che dire? Una proposta davvero suggestiva che ha coinvolto piacevolmente una larga fetta di pubblico con i suoi fiati, archi, voce operistica e strumenti elettrici. La scaletta si è sviluppata quasi interamente sui brani tratti dall’ultimo Eppur Si Muove del 2004: tra gli altri “All'Inizio è La Morte”, “Per Aspera Ad Astra”, “The Observer”. Davvero un’ottima idea per immergersi in un’atmosfera di altri tempi!




TRISTANIA (Lisy)

Dopo il ben riuscito Ashes ero davvero curiosa di vedere live i Tristania: certo, le 4 del pomeriggio non sono proprio il massimo per l’esibizione di una band che propone un gothic abbastanza cupo e nostalgico, ma il combo norvegese riesce ugualmente a creare una certa atmosfera irreale. Gli sguardi sono tutti per lei, la bella frontgirl Vibeke, che di proposito si muove in modo sensuale, quasi come a distrarre i presenti dai cattivi suoni che non rendono giustizia ai suoi ottimi vocalizzi lirici; l’alternanza growl maschile/voce eterea femminile rende bene anche live, ma nonostante la prova positiva di tutti i musicisti, il risultato è quello di un sound abbastanza confuso che penalizza un’esibizione molto buona, colpevole ancora una volta un audio poco curato. I pezzi proposti spaziano dalle vecchie chicche, come “Angellore”, “Angina” e “Beyond the Veil”, ai brani dell’ultimo Ashes, come “The Wretched” e la coinvolgente ed energica “Libre”; spazio anche per la song “Word of Glass” dall’omonimo e criticato album, e per una nuova canzone che verrà inserita nel nuovo full-lenght. Molto buono lo show, inadatto e penalizzante il contesto.




DESTRUCTION (Guardian)

Schmier e Soci non sbagliano mai un colpo: ogni concerto è un fottuto concentrato di rabbia, potenza e storia. Quest’ultima in particolare, perché i teutonici rappresentano un pezzo della storia del metal che ancora vibra ad ogni nuova nota suonata. I riffs taglienti, il muro di suono e il tupa-tupa della batteria assillano le orecchie degli spettatori impazziti, grazie anche alla presenza scenica del trio. Schmier: un omone di due metri tatuato da capo a piedi, borchiato come robocop e impellato come un’amante del fetish che picchia il suo basso con un martellare incessante. Sifringer: un massa di capelli biondi crespi che coprono volto e metà dello smilzo corpo del chitarrista in un continuo agitarsi come fronde di un albero in tempesta. Reign: la tempesta di prima fattasi batterista. Insomma, tra le varie “Nail to the cross”, “Thrash ‘til death” e “Eternal Devastation” non c’è tempo nemmeno per respirare. Una band che dall’inizio degli anni ’80 è ancora splendidamente in forma, pronta a far dilagare di nuovo il verbo del Thrash Metal più intransigente nel mondo. Devastazione Eterna.


NILE (MohrTheCruel)

Sotto il palco si accalca un folto numero di fan quando i Nile salgono sul palco. Ero curiosa di vedere all’opera il gruppo di Karl Sanders con il nuovo giovanissimo bassita e il nuovo batterista George Kollias che ha sostituito un mostro quale è Laureano. E il gruppo con questi nuovi innesti non ha perso nulla della sua potenza e atmosfera abituale, tant’è che hanno veramente annichilito i presenti con una prova davvero molto buona, nonostante alcuni problemi di suoni che all’inizio sono risultati un po’ pastosi. Si comincia con The Blessed Dead e Execration Text per poi snocciolare senza tregua Cast Down the Heretic, Sacrifice Unto Sebek, User-Maat-Re, Annihilation Of The Wicked, Sarcophagus e per concludere la bellissima Black Seeds Of Vengeance. Come sempre perfetti tecnicamente i Nile si confermano una delle migliori, se non la migliore, band del genere. Davvero devastanti!




DARK TRANQUILLITY (Darkblood)

Arrivo con calma all’esibizione dei DT, quando hanno già suonato circa metà della scaletta. Perché la curiosità del fan verso i suoi beniamini non c’è più, perché dopo averlo visto più volte il loro show l’hai interiorizzato, te lo porti dentro come una delle cose belle che l’universo metal è in grado di offrire. Basta arrivare sul prato verde, sotto quel sole bollente e buttare un occhio oltre le centinaia di teste lì a sostenerli, ora come l’anno prima quando suonarono a mezzogiorno e nonostante ciò la gente era più numerosa di adesso. Basta vedere il solito sorriso di Stanne che si somma a quello dei suoi compagni mentre coi loro strumenti parlano al cuore di rabbia, dolore, tematiche inquietanti ma con lo spirito di chi sta giocando alla vita.
L’immancabile Punish My Heaven, White Noise / Black Silence, una canzone inedita tiratissima come ai vecchi tempi(speriamo che il nuovo album sia migliore di Character) e via suonando con la solita presenza scenica sicura e compiaciuta fino a Final Resistance che come usuale chiude i giochi. E fa partire gli applausi, perché anche stavolta, magari con qualche pecca di resa sonora ed esecuzione, i nostri hanno rinnovato l’alleanza con il loro fedele pubblico. A prestissimo ragazzi!





WITHIN TEMPTATION (Lisy)

Insieme ai The Gathering, i Within Temptation sono la band che attendevo con maggior trepidazione: sfortunatamente a causa di diversi ritardi, con mio grande rammarico, la scaletta viene notevolmente accorciata ed il risultato è uno show cortino ma nonostante tutto intenso e di grande impatto. Meravigliosa la scenografia gotica dominata da due enormi angeli, in assoluto la più suggestiva dell’intero festival. Avevo già avuto modo di verificare attraverso DVD come la singer Sharon fosse ineccepibile live, e ne ho avuto la conferma: la sua voce angelica è splendida ed impeccabile anche dal vivo. Ottima anche la presenza scenica della frontgirl, abile a catturare l’attenzione del numeroso pubblico con le sue movenze affascinanti, aiutata in questo anche dal bellissimo abito che indossa. Per l’occasione gli olandesi scelgono di proporre pezzi dai due album che li hanno definitivamente consacrati al successo, ovvero “Mother Earth” e “The Silent Force”, ignorando il debut “Enter”: tra i brani proposti, introdotti da “Deceiver of Fools”, vi sono perle quali “See Who I Am”, “Angels”, “Ice Queen”, “Memories”, “Mother Earth”, “Jillian”, “Stand my Ground”. Supportati da suoni abbastanza scarsi (la voce di Sharon se ne va addirittura per alcuni secondi), i Within Temptation offrono uno show coinvolgente, entusiasmante e di alta qualità. Non mi resta che sperare che facciano presto ritorno in Italia da headliner!




CRADLE OF FILTH (Lisy)

Mi hanno sempre detto che i Cradle of Filth non valgono la pena di essere visti dal vivo, soprattutto per le scarse doti live del frontman Dani: purtroppo avevano ragione! Mi chiedo se questa band meritasse davvero il posto di headliner data la penosa esibizione a cui han dato luogo: certo è che almeno la metà del pubblico di sabato era lì per loro, fans la maggior parte dei quali continuerà a stravedere per i suoi beniamini. Peccato, peccato che Dani Filth renda così poco live: lo show inizia abbastanza bene con “Satyrian”, il frontman saltellando qua e là in modo tra l’altro abbastanza ridicolo, riesce ad alternare bene le sue parti vocali, ma man mano che lo show prosegue, la sua voce si fa sempre meno potente, fino a tramutarsi nel finale con “From The Cradle To Enslave” in urletti che hanno ben poco di dignitoso. Aggiungiamo la quasi irriconoscibilità delle canzoni (giuro, ho fatto fatica a decifrare “Born In A Burial Gown”), i suoni impastanti, la totale assenza di un qualsiasi riferimento sinfonico, la corista che non si sentiva, la scenografia insignificante (un telone attaccato storto, tra l'altro mi dicono vecchio di 2 anni), elementi coreografici inesistenti (almeno i Death SS avevano la diavola!!), un pogo che si spegne dopo la prima canzone, insomma un disastro. Pessimi, e non aggiungo altro.





Domenica 16 Luglio 2006


ENSIFERUM (Guardian)

Imbottigliati nel traffico della Gardesana, gli Ensiferum arrivano in ritardo dopo che i Sadist sono stati costretti ad occupare il loro posto in scaletta. Così la band finlandese si presenta in ritardo ed affannata, provocando comunque una grande eccitazione tra il pubblico presente sotto il sole caliente. Solo cinque pezzi a disposizione per non più di venticinque minuti di concerto: una miseria per chi era venuto per assaporare la rabbia di una band con grandi potenzialità Live. Qualità che, nonostante il tempo risicato, saltano subito all’occhio. Le note, veloci e rabbiose, delle composizioni del primo album e di “Iron” si spandono rapide per l’Arena. Pochi convenevoli e tanta tanta musica, con la title track dell’ultimo album e con “Hero in a Dream” a mandare in visibilio il pubblico, rimasto con l’amaro in bocca al momento dello stop forzato, quando il clima stava diventando davvero di festa. Peccato.





FINNTROLL (Guardian)

La curiosità era molta, e a ragione: i Finntroll, una delle realtà più esplosive degli ultimi anni, presentava per la prima volta in Italia il nuovo cantante, dopo la partenza del mastodontico Wilska. Se il precedente singer incarnava l’essenza grottesca del Troll, dietro al microfono dei finnici sta ora il suo opposto: un tipino secco, capelli lunghi lisci e una specie di sottana addosso. Vocalmente si attesta su tonalità più vicine al growl che allo screaming, e pare pure molto spaesato davanti alla solita folla in delirio per l’Huumpa Metal Finlandese. Insomma, la presenza scenica lascia molto a desiderare, abituati com’eravamo alla possanza di Wilska. Il resto della band (coadiuvata dal solito tastierista degli Imperanon al posto dell’assenteista Trollhorn) si comporta bene come al solito, cattivi e sfrenati, lanciati nella tribalità del loro sound a metà tra il folk ed il black. La scaletta non sorprende, proponendo un pout pourri di tutti gli album della band. Come al solito deliranti le esecuzioni dell’antemica Trollhammaren, di Fiskarens Fiende e Jaktens Tid. Non che le altre si possano tralasciare, eh…





THE GATHERING (Lisy)

Dopo le sfrenate sonorità dei Fintroll è una band ben differente a fare ingresso sul palco dell’Evolution: si tratta degli olandesi The Gathering, stimato gruppo olandese fronteggiato dalla incantevole singer Anneke van Giersbergen ed attivo ormai da 10 anni, che nella propria carriera esordì con un elegante e malinconico gothic/doom metal, passando poi per i territori dell’acid rock, fino a giungere quest’anno ad un nuovo lavoro più spiccatamente rock.
Si tratta della band meno metal dell’intero festival, ma non per questo ignorata dal pubblico, che segue abbastanza numeroso lo show; mi godo dalla prima fila quella che è senza dubbio una delle mie band preferite in assoluto, assaporando tutta l’emozione che anche in sede live riesce a trasmettermi l’incredibile voce di Anneke. Ottima la prestazione della singer che, solare e giocosa e assolutamente a suo agio sullo stage, dona forti sensazioni con la sua voce eterea, regalando un’esibizione vocalmente perfetta. Ad aprire il concerto è “Shortest Day”, la open track del nuovo album “Home”, del quale verrà proposta anche la bellissima “Waking Hour”. La scaletta abbraccia un po’ tutta la carriera della band, con ampio spazio (per la gioia dei fans) per brani dei primi dischi come “Eleanor”, “Strange Machines”, “Leaves”, “In Motion #1” tratti dal capolavoro Mandylion, “Most Surfaces” da Nightime Birds, ma anche pezzi dagli album più elettronici, come l’incalzante “Liberty Bell”. Tutti i brani proposti vengono rivestiti di un abito più heavy in sede live ed eseguiti in modo ineccepibile; davvero un ottimo show che conferma quanto valevole sia questa band.




ATHEIST (MohrTheCruel)

Sicuramente il concerto degli Atheist era la maggiore attrazione dei tre giorni dell’Evolution ed infatti tantissimi sostenitori sono si sono accalcati sotto il palco per assistere alla prestazione di uno dei gruppi più tecnici e ingegnosi del metal. Il gruppo non si esibiva da quasi 15 anni on stage, quindi era davvero palpabile l’attesa per la loro prestazione e tra i fan sotto il palco c’erano anche parecchi componenti dei gruppi della domenica e dei giorni precedenti, quali Destruction, Dark Tranquillity, Amon Amarth. E’ difficile descrivere l’emozione e l’incredulità che ho provato davanti alla tecnica devastante mostrata dai 4 americani. Oltre a ciò se aggiungiamo l’enorme comunicatività e l’approccio col pubblico davvero coinvolto non posso che dire che chi si è perso tale concerto ha commesso un errore colossale e che non può capire quello che è avvenuto all’Evolution. Quello che mi ha impressionato di più è stato sicuramente il bassista Tony Choy, immenso tecnicamente, un alieno, e come showman che non si è fatto impressionare dall’incidente capitatogli (un’asse del palco ha ceduto ed è sprofondato sotto lo stage). Inoltre anche la scaletta è stata straordinaria e ha riproposta tutti i masterpiece della band: Piece of Time, On They Slay, Unquestionable Presence, Mother Man… Insomma non ci sono parole adatte a descrivere l’emozione provata durante il concerto e i presenti saranno sicuramente d’accordo con me, lunga vita agli Atheist!




AMON AMARTH (Guardian)

E’ il primo festival estivo italiano a cui gli Amon Amarti sono invitati a partecipare e, nonostante il caldo torrido, gli svedesi non lasciano alcuno scampo al numeroso pubblico accorso per acclamarli. Si parte con “The pursuit of Vikings” che stravolge i ritmi dell’audience, imponendole subito l’invocazione in favore di Oden. Johann Egg, frontman che più guerriero non si può, si danna nell’agitare la testa a mulinello e a ingurgitare birra dal suo lungo corno appeso alla cintura. Si continua sulla falsa riga degli ultimi lavori, in particolare “Fate of norns” e “Versus the world”. Proprio quest’ultimo è l’album più saccheggiato, con “For the stabwounds in our backs” e “Where silent gods stand guard” a farla da padrone, senza contare nel finale la clamorosa “Death in Fire”. Arrossati e accaldati, gli svedesi non si risparmiano, proponendo anche una “Victorious March” di cui tutti sentivamo il bisogno. Buona – ma non eccellente – la prova tecnica, sempre piacevole ed esaltante il lato guerriero che la band emana da ogni goccia di sudore. Corsari.




MOONSPELL (MohrTheCruel)

Per fortuna il sole cocente si è spento dietro le montagne che circondano il Lago di Garda quando i Moonspell salgono sul palco con una scenografia davvero bella che riprende la cover del loro ultimo cd “Memorial” e il video di Finisterra. Ero molto ansiosa di vedere la band all’opera visto che li adoro sin dai tempi di “Under the Moonspell” e la loro prestazione mi ha davvero rapito. La band lusitana si è dimostrata molto in forma e dinamica sul palco e hanno coinvolto il pubblico e convinto. Lo show si apre con l’intro “In Memorial” subito seguito dalla potente Finisterra e la prova continua con brani nuovi e storici come l’immensa Opium, Wolfshade, e la meravigliosa Alma Mater, per poi proseguire con Proliferation, Upon the Blood, Sanguine e la doppietta finale da brividi Vampiria e Full Moon Madness. Inoltre la prova del frontman Fernando Ribeiro è stata eccellente, trascinante e passionale e la band stata sicuramente una tra le migliori dei tre giorni del festival.




DEATH ANGEL (Darkblood)

Mi inoltro nella calca fin dove posso, tipo in zona terza-quarta fila, perché sta per cominciare il concerto che attendevo di più in questa kermesse lacustre. L’Angelo della Morte, i filippini di San Francisco cresciuti col metal tecnico nelle vene, un immenso gruppo thrash che ancora mancava nella lista dei miei concerti stava per calcare il palco dell’Evolution. Ed eccoli prendere velocemente il palco e darci la prima mazzata, saltellanti e scalmanati come adolescenti con in più la tecnica data dall’esperienza. Piccoli ma devastanti, i Filippini americanizzati dilaniano tutto il loro ultimo lavoro “The Art of Dying” suonando quelle tracce che sono state scritte proprio per questi momenti: inutile spiegarsi altrimenti gli stop&go tutti da saltare, le cavalcate thrashose in cui spianarsi il collo, i cori da prima fila che affollano il grande ritorno. C’è spazio anche per il passato, con “Bored” a darci fiato, mentre chiude il grande show, fatto di balzi e grande affiatamento tra i componenti del gruppo che giocano, si trovano, si toccano e si mollano, una devastante “Kill as one” tirata lunga più che mai, per incitare il pubblico a liberarsi dalle inibizioni e a scatenarsi, come in un vero concerto Thrash Metal. Ci mancava.


SAXON (Lisy)

Ed ecco che per l’ennesima volta tornano in Italia gli strasentiti Saxon, e ci tornano di nuovo come headliner, dopo il Tradate Iron Fest dello scorso anno; anche stavolta non mi trovo d’accordo sulla scelta del gruppo principale, che certamente è un gruppo storico, ma che forse è stato un pochino abusato nei festival italiani degli ultimi anni. Ecco spiegata la pochissima gente di fronte al palco in quello che doveva essere lo show trionfale di chiusura: il campo sportivo di Toscolano Maderno è abbastanza desolante, il pubblico raggiunge a malapena il mixer, riempiendo sì e no 1/6 della lunghezza dell’area. Critiche a parte, i Saxon, in ottima forma nonostante l’età avanzata, danno vita ad un concerto come sempre di qualità, che vede in scena un ancora coinvolgente e pieno di energia Biff Byford. Sono soprattutto le perle storiche come “Princess of the Night”, “Wheels of Steel”, “747”, “Motorcycle Man”, “Heavy Metal Thunder” ad infiammare i cuori dei nostalgici sotto al palco, anche se nello show trovano spazio pure brani più recenti. Come sempre un grande concerto che ha lasciato soddifatti i presenti; gli assenti però non si sono persi niente di nuovo...




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