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Buona lettura
Jazz e Metal: punto di incontro
articolo di: Drummer
Inutile dire quanto siano distanti questi due stili musicale, ma è anche importante sottolineare quanto il primo sia stato importante per il secondo. Possiamo infatti vedere il jazz come un grande brodo primordiale dal quale, col tempo, si sono evoluti tutti i vari stili musicali fino a comporre quella varietà di sfumature che rendono ogni band praticamente unica nel suo genere.
Paragonarli sarebbe come affiancare Leonardo Da Vinci all'uomo di Neanderthal, ma è anche vero che più o meno tutti discendiamo dall'uomo della pietra.
Trovare un punto d'incontro tra questi due generi così differenti, è assai difficile, ma forse ragionando un po' per assurdo, qualche aggancio lo si riesce a fare. Ed è quello che sto cercando di fare con questo breve articolo.

Possiamo far cominciare la nostra storia nel lontano 1969 quando un trombettista jazz già affermato da svariati anni, pubblica un album decisamente innovativo per la sua carriera. Stiamo parlando di Miles Davis e l'album è il contestatissimo Bitches Brew, un lavoro che rompe con la produzione precedente, sperimentando uno stile decisamente più rockeggiante e a tratti psichedelico, probabilmente influenzato dal nascente progressive che in Europa stava prendendo piede, da un declino di un jazz sempre più malato e sempre meno al passo coi tempi, e da un certo Hendrix che stupiva l'america col suo nuovo modo di suonare la chitarra. La frittata è quasi pronta, al nostro jazz rockeggiante mancano solo sei corde e un pizzico di distorsione; ormai il maestro si era espresso e aveva già aperto le porte verso un nuovo mondo, mancava chi lo sperimentasse. Un altro disco degno di nota in questa particolare evoluzione è Spectrum del batterista Billy Cobham che nel 1973 prende la palla al balzo e sforna uno dei più grandi capolavori in ambito jazz-rock. Intanto in Europa la rivoluzione progressive e la psichedelia prendevano sempre più piede (a questo punto è d'obbligo citare il capolavoro dei Re Cremisi, In The Court of the Crimson King, 1969), accompagnate da un hard rock con tanta voglia di fare (come non ricordare gruppi come Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple) e che, ormai affermatosi in Europa, aveva segnato un chiaro punto di partenza per le generazioni future. Siamo a metà degli anni '70 circa a metà della carriera di Frank Zappa, un artista che diede al rock quel tocco che solo un genio può dare, trasformandolo e personalizzandolo a piacere con tanto jazz ma anche qualche decibel in più.
Con gli anni '80 del jazz ormai abbiamo un po' perso le tracce, del classico swing non si sente più parlare, un po' per la voglia di cambiare, un po' perchè con l'avvento del punk la musica si era notevolmente modificata, evoluta, e, se vogliamo, semplifiata, diventando così più alla portata di tutti. Nonostante questo le pietre miliari erano già state poste da circa un ventennio, e rimangono salde tutt'ora come punto di inizio e come testimonianza di uno stile musicale che probabilmete non morirà mai. In questa rassegna storica più che muisicale, siamo ormai giunti al cambio di millenio, dove pian piano si riscopre una passione sempre più diffusa per la musica jazz, tenuta in vita da grandi artisti del calibro di Dawe Weckl, Chick Corea, John Patitucci, Al Dimeola e sicuramente tanti, tanstissimi altri che hanno contribuito a tenere viva l'anima del jazz e allo stesso tempo hanno avuto il merito di saperla plasmare e adattare anche alle nuove genrazioni.
Siamo ormai giunti alla storia contemporanea, e qui vorrei aprire una piccola parentesi (ma sicuramente non fuori luogo) per parlare del progetto di un chitarrista di chiara impostazione jazz/fusion, un tastierista forse troppo sottovalutato, e un batterista compositore dall'impugnatura "old style", ma con tanto rock nel sangue, sto parlando dei: i Planet X che con i loro lavori dimostrano che il jazz è ancora vivo e che può essere "sporcato", perchè no, da suoni più duri. Il loro primo disco, omonimo (a dire il vero targato Derek Sherinian con la collaborazione di Tony MacAlpine e Virgil Donati), risale al 2000, anno in cui viene pubblicato il primo vero album dei Planet X, Universe. Dopo due anni e un live esce MoonBabies e questo è solo l'inizio di una storia duranta più di trent'anni.
A questo punto, è necessario fare un passo indietro nel tempo, che è nulla a confronto i paragoni quasi assurdi citati fin qui.
Torniamo dunque alla fine anni '90 per citare una coppia di capolavori in stile art-rock, parliamo dei due Liquid Tension Experiment, due CD che contengono il riassunto di più di trent'anni di musica, frutto di un quartetto di tutto rispetto: Tony Levin al basso, John Petrucci alla chitarra, il futuro Dreamer Jordan Rudess alle tastiere e il virtuosissimo Mike Portnoy dietro i tamburi.
La prima pagina è stata scritta, il resto del libro è nelle mani e nella mente di ognuno di noi.


Album citati e consigliati per l'approfondimento:
in ordine cronologico

1. Frank Zappa - Freak Out! (1966)
2. Miles Davis - Bitches Brew (1969)
3. King Crimson - In the Court of the Crimson King (1969)
4. Billy Cobham - Spectrum (1973)
5. Frank Zappa - Over-nite Sensation (1973)
6. Al Dimeola - Splendido Hotel (1979)
7. Chick Corea Elektric Band - Eye of the Beholder (1988)
8. Chick Corea Elektric Band - Beneath the Mask (1991)
9. Liquid Tension Experiment - Liquid Tension Experiment (1998)
10. Liquid Tension Experiment - Liquid Tension Experiment 2 (1999)
11. Planet X - Universe (2000)
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