STORIA DEL DOOM: IV parte - DOOM-DEATH, NASCITA, PRIMI SVILUPPI E SCUOLA INGLESE
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articolo di:
Sunset
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Quando si parla di doom-metal, impossibile tralasciare quello che senza obra di dubbio rappresenta il più importante ed inflazionato sotto-genere musicale, che dai primissimi anni '90 fino ai giorni nostri è nato, si è sviluppato, e soprattutto continua ad esistere con un pullulare di bands che tante volte valide, tante volte oscene continuano a portare alta la bandiera dell'esasperazione e della morte oscura.
Altro fattore decisamente da non tralasciare è la nascita (quasi contemporanea) del gothic-doom portato alla ribalta a metà anni '90 dalla corrente doom inglese, grazie alle svolte musicali di Anathema, My Dying Bride (soprattutto) e Paradise Lost.
Abbiamo evidenziato i My Dying Bride in quanto tra le tre bands citate sono stati quelli che più delle altre hanno virato sul lato gothic prettamente detto, mentre le altre due bands hanno virato verso territori più sperimentali come proprio i Paradise Lost che con "Host" pubblicheranno un album puramente elettronico e meno tradizionalista rispetto ai My Dying Bride; ma inutile iniziare a parlare da ora di queste bands che per quanto fondamentali siano, arrivano solo dopo i primi sviluppi partiti da bands poco conosciute ma comunque fondamentali per quello che sarà successivamente.
Avevamo già parlato in precedenza dei Deviated Instinct anche se li avevamo solo citati a scopo informativo; ebbene, la band inglese formatasi nel 1984 grazie ad album quali "Rock 'n' roll COnformity" (1988) e "Guttural Breath" (1989) porranno le basi per lo sviluppo del genere. Innanzitutto va detto che la band in questione è stata la prima sotto l'egida della Peaceville Records che da lì inizierà la sua attività andando a pubblicare i capolavori di bands come i già citati My Dying Bride e Katatonia.
Ovviamente il sound dei Deviated Instinct è senza ombra di dubbio acerbo, primigenio, più devoto alla scena death allora in fase di sviluppo che al doom vero e proprio che verrà plasmato negli anni successivi, ciò non toglie quanto gli inglesi saranno fondamentali nello sviluppo del genere nonostante avranno vita molto breve visto che la loro discografia è limitata agli unici due albums citati.
Ma nello stesso periodo verrà a formarsi anche una band fondamentale sotto questo punto di vista oltreoceano, ovvero i Goatlord di Jeff Schwob che porteranno all'estremo la sensazione di claustrofobia sull'onda di un genere, il death metal, che in quegli anni prendeva piede in maniera enorme sul suolo americano, suoni death che venivano implementati alla perfezione all'interno di una musica decisamente devota ai maestri Hellhammer.
La band è ancora attiva e attualmente pare sia in fase di registrazione un nuovo album, che dovrebbe essere il successore degli unici due full-lenght rilasciati dal combo a stelle e striscie, ovvero "Reflections Of The Solstice" (1991) e l'omonimo "Goatlord" (1992) in assoluto la migliore testimonianza sinora lasciata dalla band che solo negli ultimi anni è tornata a farsi viva con un "Best of" ed uno split (2004).
Ma quando si parla di doom-death, non si può senza ombra di dubbio non considerare quelli che da tutti sono definiti i VERI precursori del genere (io però personalmente ci andrei un pò piano visto che i gruppi già citati considero i veri pionieri), stiamo parlando degli immensi diSEMBOWELMENT anche questi britannici ed autori di diversi demo agli albori dei 90's ed un unico full-lenght Trascendence Into The Peripheral" (1993) che rappresenta un modo sconvolgente di suonare doom-death, lento, marcio ma soprattutto sorpendente nelle sue aperture oscure ed atmosferiche che faranno scuola nel corso degli anni.
Altro nome da non tralasciare assolutamente nella nascita del genere è quello di Harry Armstrong, che affiancato da James Ogawa darà vita ai Decomposed sul finire degli anni '80 ma la band resterà anch'essa un "culto" destinato a tutt'oggi ad essere conosciuto solo da pochi eletti nella loro unica testimonianza sulla lunga distanza ovvero "Hope Finally Died..." (1993) altro esempio di doom-death grezzo ed acerbo nel sound ma ricercato nelle sue soluzioni alla pari dei già citati "diSEMBOWELMENT".
Nonostante la breve durata del gruppo, lo spirito schizofrenico ed oscuro del duo britannico continuerà a vivere negli anni successivi pur se non più nella forma doom-death di cui stiamo parlando ma pur sempre producendo roba di un certo spessore artistico con i vari Collapse, Hangnail, e oggi End Of Level Boss.
Prima di parlare comunque dei "mostri sacri", bisogna però conoscere un'altra band importante e rimasta sempre nel limbo dell "bands di culto", e stiamo parlando degli statunitensi Winter forse più degli altri legati alla scena death proponendo una musica fatta si di riffs potenti e tremendamente lenti, ma anche di improvvise accelerazioni tipiche propriamente della scuola death americana.
Ed eccoci allo sviluppo del doom-death propriamente detto; se con la nascita dei gruppi già citati si assiste ad un primo "scossone" musicalmente parlando all'interno del doom, ecco che ora con le produzioni di bands quali Anathema, Paradise Lost, My Dying Bride e Katatonia si assisterà al nuovo modo di fare doom, quello in cui il death verrà alzato all'ennesima potenza e nuovi orizzonti musicali verranno aperti al genere che con l'implementazioni di aspetti più melodici e più oscuri renderà la proposta oltre che più accessibili al pubblico più transigente, renderà la musica ancora più desolante e aliena.
In altre parole si passa prima da una scena - quella degli 80's - che per il doom era sempre rimasta ancorata alla riproposizione del Black Sabbath-sound o in altre ipotesi dell'epic, all'implementazione della nascente scena death, fino ad arrivare alla concezione più moderna di un genere che ancorato al classico sembrava rimanere stagnante e che altrimenti avrebbe avuto ben poco da proporre negli anni successivi.
Il primo "scossone musicale" lo danno gli inglesi Anathema che formatisi nel 1990 danno subito alle stampe il demo "All Faith Is Lost" (1990) che rimane piuttosto ancorato a quanto sinora proposto dalla nascente scena doom-death. E però solo l'inizio di un'evoluzione musicale che inizia a prendere piede due anni più tardi con l'ep "Serenades" che inizia a proporre le prime variazioni sul tema sulla scia di un doom-death molto atmosferico, e completando la propria opera evolutiva che porterà alla pubblicazione del capolavoro assoluto "The Silent Enigma" (1995) che sin dalla meravigliosa copertina mostra i nuovi orizzonti del doom. Il death degli esordi è notevolmente smussato verso un doom in cui tale componente è solo una delle influenze convogliate all'interno della proposta difficile da spiegare a parole, tale la magniloquenza della musica proposta, nella quale il growling cavernoso delle origini è accostato per lasciar posto ad un cantato sofferto, a volte più soffice, a volte urlato, da suoni di chitarra crepuscolari e decadenti, capace di creare atmosfere malinconiche, capaci di imprimere all'ascoltatore le immagini di una piovosa ed inquietante giornata piovosa, con giri di basso marcati e continui che contribuiscono in maniera fondamentale a creare le atmosfere e le sensazioni di solitudine che la musica degli inglesi è capace di offrire a chi la ascolta.
I successivi lavori porteranno gli Anathema ad ulteriori cambi stilistici che se faranno storcere il naso a buona parte dei fan del combo britannico, daranno comunque idea di quanto possa essere alta la capacità compositiva di Cavanagh e soci, che arriveranno con un album come "A Fine Day To Exit" a convogliare all'interno della loro proposta anche il brit-pop più decadente e malinconico di Radiohead e compagnia. In assoluto però la migliore testimonianza della band rimane senza ombra di dubbio quel "The Silent Enigma" che non dovrebbe mancare nella discografia di nessuno, nemmeno di chi non può essere considerato un metal-fan, tante sono le influenze e tanto elevata è la proposta musicale.
Sono gli inglesi in questo periodo a farla da assoluti padroni incontrastati della scena; nello stesso periodo nascono anche altre bands epocali dalla terra britannica. Tra queste i Paradise Lost saranno senza ombra di dubbio la band che nel corso degli anni esplorerà più di qualsiasi altra orizzonti musicali svariati, ed in particolare conierà per prima il termine di gothic-doom.
Formatisi nel 1988 prima ancora degli Anathema, arriveranno a pubblicare nel 1990 il loro full-lenght di debutto, "Lost Paradise" all'insegna di un doom-death classico dal quale però si discosteranno quasi subito grazie alla produzione di "Gothic" (1991) nel quale pur rimanendo ancorati al death-doom inseriscono i primi elementi appunto "gothic" con chitarre marcate ma sempre attente alla melodia e con l'inserimento di voci femminili. I vocalizzi sono ancora in growling, e la musica risulta molto simile a quella dei finlandesi Amorphis altra band di cui parleremo; fondamentale per questa fase di sviluppo la title-track che rappresenta sicuramente l'inno del gothic doom/death.
Il successivo "Shades Of God" (1992) riproporrà lo stesso stile musicale anche se con meno successo, per un album che rappresenta il crocevia verso l'apice compositivo della band, quel "Icon" (1993) che rappresenta il primo crocevia della band inglese, in cui il growling viene abbandonato in favore di un cantato pulito e la musica si fa sempre più melodica. I brani sono di un'oscurità ed una malinconia incredibilmente coinvolgenti, un vero manifesto decadente per un album che contiene i migliori "classici" della band capitanata dal singer Nick Holmes, e così le meravigliose "True Belief" o "Embers Fire" solo per fare due nomi rappresentano pietre miliari della band che insieme alle altre formano un'opera irrinunciabile per chiunque alla pari di "The Silent Enigma".
I successivi "Draconian Times" e "One Second" pur risultando piuttosto anonimi, manifestano la volontà dei Paradise Lost di aggiungere elementi modernistici all'interno della propria proposta portando così gli inglesi alla pubblicazione di "Host" (1999) che rappresenterà la svolta elettronica di Holmes e soci che comporranno un album la cui definizione di "doom" sta ormai stretta, facendo dissentire i soliti fans del primo periodo ma creando un brano di vero e proprio elettro-pop, da non confondere con l'accezione più dispregiativa del termine.
Finita qui l'evoluzione? Ma proprio no, e così i Paradise Lost pubblicano prima "Believe In Nothing" (2001) quindi "Symbol Of Life" con il primo che rappresenta un'evoluzione di "Host" con l'elettronica che viene accostata ad un sound più incisivo, mentre il secondo rappresenta un deciso passo indietro sotto il punto di vista compositivo con un album fiacco e derivativo, subito però riscattato dall'uscita dell'ultimo "Paradise Lost" (2005) che riscatta in pieno il passo falso.
Si aspetta il nuovo album che senza ombra di dubbio non deluderà i vari fans del combo britannico.
Avevamo in precedenza nominato i My Dying Bride altra band fondamentale nella scena doom inglese, e come si può non approfondirli?
Nati nel 1990 saranno il gruppo cardine della Peaceville Records, che ancora oggi continuano a sfornare ottime produzioni nonostante una serie di passaggi a vuoto nel corso degli anni che a lungo avevano minato la loro credibilità. La prima testimonianza degli inglesi è data dal demo-tape "Towards The Sinister" (1990) ma soprattutto dai due ep "God Is Alone" e "Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium" entrambi datati 1991 ed entrambi che danno buone indicazioni su quella che sarà la strada che intraprenderanno i britannici pur presentando in queste opere un sound grezzo e fortemente death-oriented con growling infernali e ritmi cadenzati resi sempre più claustrofobici da produzioni certamente non esaltanti.
Il 1992 segna l'esordio sulla lunga distanza con "As The Flower Withers" album più ragionato e decisamente migliore sotto il punto di vista della registrazione, con la musica che pur se smussata negli angoli è ancora caratterizzata da growling vocals e chitarre pesanti e cattive.
"Turn Loose The Swans" (1993) rappresenta senza ombra di dubbio il miglior lavoro degli inglesi, fatto di brani dalla lunga durata in cui si nota una netta spaccatura rispetto ai lavori successivi. E qui infatti che nasce in tutto e per tutto il "gothic-doom"; l'album in questione infatti presenta l'introduzione del cantato pulito - sempre presente insieme al growling - ed una maggiore attenzione per le atmosfere, attenzione data dall'uso ragionato delle chitarre, dal massiccio utilizzo delle tastiere e soprattutto dall'inserimento di un violino che si fonde alla perfezione con la musica.
I My Dying Bride rendono quindi le proprie composizioni sempre più stranianti, desolanti, ma allo stesso poetiche e meravigliose. "Your River", "The Songless Bird" o "The Snow In My Hand" sono solo esempi delle capacità compositiva della band del singer Aaron Stainthorpe che anche nelle clean vocals si dimostra un singer eccezionale, devoto nel modo di cantare a certa new-wave inglese tipica degli 80's. Indubbiamente un disco fondamentale ed il migliore dei My Dying Bride assolutamente alla pari con il successivo "The Angel & The Dark River" (1995) rappresenta un altro capitolo importante nella discografia degli inglesi con un album bellissimo - anche se inferiore rispetto al precedente - in cui il growling viene completamente abbandonato per lasciare spazio al cantato pulito di Stainthorpe. La musica diventa sempre più melodica senza per questo intaccare il flavour tremendamente desolante e malinconico che anzi viene innalzato soprattutto per l'utilizzo più massiccio della tastiera che diventa non più uno strumento d'"inserto" ma bensì viene praticamente parificato a chitarra e tastiere dando vita a sei lunghissime composizioni che vanno dai 12 minuti della straniante opener "The Cry Of Mankind" fino ai 6 minuti di "A Sea To Suffer In" (il brano più corto), e dando vita ad altre composizioni da strappare le lacrime per la loro emotività come "A Black Voyage" dotata di un giro di violino centrale incredibilmente bello ed evocativo, in cui Stainthorpe chiede praticamente a Dio perchè illude l'uomo con la vita che si rivela poi solo una tremenda sofferenza, o come "Two Winters Only" altro brano di assoluto splendore.
Da qui purtroppo partirà una parabola discendente per i My Dying Bride che calcheranno troppo la mano sulla componente semplicemente gothic, andando ad incidere lavori brutti e senza alcun mordente, come i successivi "Like Gods Of The Sun" (1996), "34,788%... Complete (1998) e "The Light At The End Of The World" (1999) quest'ultimo che nonostante il ritorno all'alternanza tra growling vocals e clean vocals non riesce a riportare in auge il nome della "sposa morente".
Due anni di pausa bastano però agli inglesi che si risollevano con i successivi "The Dreadful Hours" (2001) e "Songs Of Darkness, Words Of Light" (2004) albums che implementano sia elementi propri delle origini che i nuovi orizzonti esplorati dagli inglesi con risultati discreti per il primo e decisamente ottimi per il secondo capace di riportare alla grande sulle scene il glorioso nome dei My Dying Bride.
Ovviamente non si conclude certo in questi gruppi l'ampio raggio delle doom-death bands, abbiamo però solo voluto con questa IV parte della storia del doom approfondire le bands fondamentali per lo sviluppo di tale "sottogenere" dando una menzione particolare per la scuola inglese decisamente fondamentale.
Al prossimo appuntamento definiremo meglio anche tutte le altre bands non meno importanti nel corso degli anni.
DOOM-DEATH, NASCITA, PRIMI SVILUPPI E SCUOLA INGLESE - DISCOGRAFIA CONSIGLIATA
Goatlord - Goatlord (1992)
diSEMBOWELMENT - Trascendence Into The Periphal (1993)
Winter - Into Darkness (1990)
Anathema - The Silent Enigma (1995)
Paradise Lost - Gothic (1991)
Paradise Lost - Icon (1993)
My Dying Bride - Turn Loose The Swans (1993)
My Dying Bride - The Angel & The Dark River (1995)
FOTO DELL'ARTICOLO:
1. Deviated Instinct
2. Goatlord
3. diSEMBOWELMENT
4. Anathema
5. cover di "The Silent Enigma"
6. Paradise Lost
7. cover di "Icon"
8. My Dying Bride
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