[14/05/06] Paul Di Anno + Rain @ Gate 52 - Bussolengo (Vr)
|
articolo di:
Guardian!
|
"E chi è venuto per sentire gli Iron Maiden, se ne vada a casa!" Non se ne risparmia
nessuna il vecchio leone Paul Di Anno, tornato nella terra d'origine di suo
padre per guadagnarsi la pagnotta con un tour di quattro date, accompagnato dai
bolognesi Rain e dagli inseparabili compagni d'avventura Children of the
Damned. Vediamo com'è andata in quel di Bussolengo, Verona, al gate 52.
RAIN
Ho sempre desiderato vedere dal vivo i Rain, una delle realtà più mature e
longeve della penisola, alfieri di un Heavy Metal senza compromessi e dal grande
appeal. Peccato che la risposta del pubblico veneto sia stata un pò freddina.
Nonostante la grande carica che ha contraddistinto lo show dei felsinei fin dalle prime
note di "Headshaker", l'esigua audience non ha risposto parimenti in motivazioni
e headbanging. Eppure gli ingredienti c'erano tutti: Up tempo veloci, Riffs sempre in
primissimo piano, tappeto di batteria ed una voce potentissima, tutti effetti che hanno
sorto ben poca reazione nel partèrre veronese. Indifferenti - almeno in apparenza -
alla freddezza, la band ci ha dato dentro come la sua decennale esperienza ha ormai
insegnato loro, snocciolando brani principalmente dall'ultimo album datato 2003, ma
anche gettando uno sguardo nel futuro con un paio di nuove tracce che non si discostano
di un millimetro dal chiaro sentiero tracciato nel fuoco del Metal Meltdown. In
sostanza, i Rain sono l'ennesima band che ci propone un antico mistero:"perchè tutte le
stronzate sì e loro no?". Altro che codice da vinci.
CHILDREN OF THE DAMNED - Set 1
Quando mai una cover band degli Iron Maiden, da vent'anni a questa parte,
fallisce nel riscaldare un pubblico in attesa? Pare proprio che questa volta, sarà per
un'audience capitata al gate 52 più per caso che per scelta - storico il caso del
tamarro in prima fila che, al termine della prova dei COTD, incalzato dai suoi amici ad
andarsene, chiede di ascoltare un paio di canzoni anche di "quell'altro che sta
ultimo", dato che aveva speso 15 € (e che probabilmente non sapeva come meglio
utlizzare) - , sarà per un'atmosfera d'indifferenza generale, nemmeno le grandi Hits
che ogni giovine metallaro - inutile negarlo - ha canticchiato tra sè sono riuscite ad
infiammare la platea, trascinata quasi forzatamente dalla testardaggine del cantante
della cover band bolognese in tutti gli abusatissimi cori da canzone dei Maiden. Set
piuttosto banale quello proposto, incentrato ovviamente su tutta la produzione
Dickinson, da "The Wicker man" fino alla pallosa "Can i play with
Madness", e che, nonostante un sensibile aumento della tensione durante l'antemica
"Fear of the dark", ha lasciato qualche sbadiglio ad aleggiare nell'aria.
PAUL DI ANNO
Un cambio di palco, un pò di riposo e i Children of the damned sono di nuovo
sullo stage, questa volta accompagnati da un pezzo di storia dell'Heavy Metal, un uomo
che porta sul suo stesso corpo i segni di una vita d'eccessi, scorribande e punizioni
che hanno cambiato radicalmente il suo aspetto fisico. Di Anno irrompe sulla
scena sulle note dell'immortale "Wratchchild", e basta un colpo d'occhio per non
riuscire a trovare nessuno degli appigli che possano ricordare il suo aspetto di una
volta. Testa rasata e tatuata, pizzetto, t-shirt nera, jeans strappati e all star ai
piedi, Paul prova a calarsi ancora nella parte del ragazzino che correva libero sul suo
pick up oramai più di un quarto di secolo fa. Ed effettivamente, mentre si impegna sui
brani che più gradisce, si possono ancora scorgere nelle pieghe della sua insensata
vena comica quei riflessi di gioventù ribelle che se ne fotteva del sistema, nella sua
voce (quasi intatta) quella strafottenza del mondo tutta Punk. Stile, quest'ultimo, che
Di Anno ha ritenuto più volte di elogiare, insistendo nel ribadire le sue radici
tutte Ramones (di cui eseguirà una cover nel finale) e poco NWOBHM.
Finalmente il pubblico sembra scaldarsi, tant'è che durante le prima tracce comincia a
scatenarsi il tanto agognato pogo, le teste si abbassano su e giù ritmicamente e
l'ampio capannone si scalda. Tra una canzone dei Maiden e l'altra il singer propone il
suo repertorio storico, ma sconosciuto, passando dai "Battlezone" ai
"Killers" fino agli ultimi lavori solisti (notevole "The beast arise"
dedicata all'ex moglie). Ovviamente la reazione della gente su questi ultimi è
decisamente mediocre, tant'è che proprio il cantante incita il pubblico con la frase
riportata in apertura di report, quindi insultando un pò il premier Tony Blair e infine
cercando un contatto con l'audience che purtroppo non riesce a stabilire, dato anche il
cronico abbandono delle prime file che risultano sempre più scarne. Forse anche per
questo motivo, specialmente nelle canzoni dei Maiden, Paul sembra un operaio che deve
farsi le sue otto ore di lavoro al giorno per mangiare, e probabilmente la verità non è
molto lontana. Il Concerto va quindi in calando, e Paul ci lascia con un'abbreviata
"Sanctuary" che chiude uno show dedicato ai fans più accaniti di Di Anno, popolo
che, oltre al nostro darkblood, credo non abbia avuto altri rappresentanti in sala.
Forse che l'era Iron Maiden sia davvero finita?
Articolo a cura di Marco "Guardian!" Lena
|
|
Finestra sul Mondo del Metallo
|
le ultime news
|
|
|
Concerti metallici
|
i prossimi appuntamenti live
|
|
|
|