[28/04/06] Anthrax + Beyond Fear @ Live Club - Trezzo d'Adda (MI)
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articolo di:
Staff
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Dopo l'ultima apparizione al Mazda Palace lo scorso luglio, ecco tornare nelle verdi
terre padane gli Anthrax, accompagnati questo volta dalla neonata band Beyond
Fear. Scelta non casuale, visto che ad allevare la nuova creatura non è altri che
il buon Tim "ripper" Owens, ex Judas Priest e ora con gli Iced Earth,
insomma, una personalità di rispetto che tira sempre. Nonostante il tempo piuttosto
impietoso, l'arrivo dal Live Club di Trezzo d'Adda si è rivelato abbastanza semplice.
Affluenza buona fin da ore prima del concerto, rallegrata dalla solita figura del
metallaro marcio d'alcool che si presenta in fila all'ingresso numerose volte e
sistematicamente viene invitato ad andarsene a casa - anche non proprio gentilmente -
dalla security. Tra un pò di house e un pò gigi d'ag (sigh!) arrivano presto le dieci,
ora d'inizio dello show.
BEYOND FEAR
Sulle frequenze elettroniche che precedono l’attacco di And…you will Die!
prendono velocemente possesso del palco i Beyond Fear, neonata creatura di quel
Tim “Ripper” Owens che avevo molto apprezzato nella sua parentesi coi suoi idoli
Judas Priest.
Ascoltando album non certo epocali ma freschi e di buona fattura come Jugulator
e Demolition quando Timmy già stava fuoriuscendo dalle fila della leggenda
inglese per entrare negli iced Earth, due erano i desideri che mi ronzavano in
testa: sentire la sua paurosa voce dal vivo e ascoltare del materiale da lui composto
con in testa quel sound classico,violento e al passo coi tempi di cui era stato
l’interprete nella sua esperienza priestiana.
Una vera gioia trovarselo davanti in quel di Trezzo, più in forma che mai (vero animale
da palco!) e coadiuvato da una band interamente al suo servizio. Ecco, questi Beyond
Fear, la loro esibizione lo sancisce senza ombra di dubbio, sono una creatura di
Ripper, con tutto quel che ne consegue, nel bene e nel male.
La canzone d’apertura mostra il lato un po’ più debole del gruppo: è un muro compatto
di heavy metal proiettato nel futuro su cui grava tremendamente l’ombra dei Judas
Priest pre-reunion, e su cui Tim dà semplicemente sfoggio di tutta la sua abilità
canora, perdendosi in una serie di acuti favolosi che però si inseriscono poco
nell’andamento del brano.
Deludente è anche a mio avviso Coming at you che, se da un lato vede una
risposta favolosa delle incitate ugole del pubblico, si risolve in un ritornello
alquanto banale ripetuto all’infinito.
Questi sono i limiti di un gruppo appena formato e guidato da un mastermind alla prima
esperienza da solista. Ma nella carne al fuoco messa in quasi un’ora di esibizione c’è
anche da stare veramente allegri. Il sound filoamericano sprigionato dalle casse è
devastante, maledettamente groovy e fottutamente HEAVY METAL (divinità richiamata più
volte dal metalhead Owens): nessuna nostalgia per gli anni 80, il songwriting è
classicissimo ma le chitarre ribassate e gli stacchetti elettronici proiettano tutto
nel terzo millennio. Un tellurico up tempo come Scream Machine, con il singer
sugli scudi ( non è una novità…) è in grado di travolgere chiunque incontri sulla
propria strada senza limiti d’età.
Apice della serata, c’era da aspettarselo, un appassionante medley di cover: due minuti
estratti dall’album Jugulator per un trancio di Burn in Hell che manda il
pubblico in visibilio, poi Iced Earth con una parte di Red Baron/Blue Max
ed infine ancora Judas con l’intera, trascinante, One on One cantata a
squarciagola da molti dei presenti.
In conclusione si può tranquillamente dire che i Beyond Fear per essere solo al
debutto discografico già promettono sfracelli. Si comincerà a valutarli già dall’8
Marzo, data di uscita dell’omonimo album.
ANTHRAX
Al grido di "Cambia sto disco di merda, stronzo! Siamo ad un concerto Metal!" - diretto
dal pubblico in attesa ad un deejay in da house quantomento fuoriluogo - ha inizio lo
show tanto agognato di Scott & soci. La solita intro tratta e riadattata direttamente
dal Blues Brothers' Style introduce, appunto, il muro di suono degli americani. Debutto
affidato all'immortale "Among the Living", inutile dire che il pogo si scatena e
si diffonde per tutta la platea. Suoni chiari ma potenti, all'inizio un pò impastati ma
poi più definiti, mentre Benante nei panni del muratore bergamasco costruisce un muro
di pelli inespugnabile. Finalmente Dan Spitz leva dalla chitarra quel fastidiosissimo
Wah Wah che ci aveva afflitto l'anno scorso e riesce a proporci una serie di precisi
assoli al fulmicotone, oltre ad una prova encomiabile, Bello è sempre il solito pazzo
furioso che tenta di svitarsi la cervicale e Scott rimane il leader che ogni volta
scandisce l'avvio di ogni nuova mazzata sonora. La band decide di non dare scampo al
pubblico, infilando una dopo l'altra mosh-songs che ricevono un'accoglienza incredibile
da parte dei presenti. Partecipazione al massimo per Caught in a Mosh e
NFL, nonostante la pioggia scenda dal soffitto anche dentro al locale, mentre il
gruppo davvero non da tregua. Sorprendente il feeling che, concerto dopo concerto, gli
Anthrax sembrano aver ritrovato fra di loro. Se l'anno scorso un Belladonna
fresco di reunion sembrava, cito, "il tuo zio gay incartapecorito", questa volta il
lungocrinito frontman riesce a tenere in mano il pubblico con maestria, associando una
grande prova vocale ad una presenza scenica più al passo coi tempi. Tuttavia il singer
non manca di creare siparietti più o meno involontari ammiccando alla security
incredula, oppure mostrandoci ancora a tratti l'incredibile mossa del tacchino, o
ancora innalzando innumerevoli volte gesti simboleggianti il sesso femminile. Insomma,
un simpatico burlone. La scaletta spazia principalmente sulle vecchie produzioni, oltre
ad una pregevole "i'm the man" (dal divertente duetto-rap Scott-Bello) ed il
pubblico sembra gradire pure troppo. Difficilmente infatti ho visto una tale risposta
di tutte (e dico tutte) le prime dodici fila di metalheads lanciati in un terribile
tributo di sudore al Thrash Metal degli statunitensi. Già, Thrash Metal, perchè per
qualche momento è stato come essere catapultati negli anni d'oro, un pò grazie alla
musica che batteva come un maglio direttamente sul cervelletto e un pò grazie
all'audience impazzita, come in un'immaginaria macchina del tempo. D'altronde, quale
altro scopo può avere una tale reunion?
Scaletta:
Among the living
Metal thrashin' mad
Got the time
Caught in a Mosh
A.I.R.
Skeleton in the closet
Anti Social
NFL
Medusa
Indians
Be all end all
I'm the man
I'm the law
Articolo a cura di Luca "darkblood" Chiappa e Marco "Guardian!" Lena
Si ringrazia Andrea "metallico" Viale per le foto gentilmente concesse.
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