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Non è facile definire con esattezza come il progressive metal, che d'ora in poi abbrevieremo in prog, sia nato e sia sia sviluppato. Una cosa è certa, il prog è l'evoluzione e la modernizzazione di quella corrente di musicisti inglesi (ma anche italiani) che dalla fine degli anni '60 fino a circa metà dei '70 aveva propriamente invaso l'Europa prima e tutto il mondo poi, accomunati da una visione particolare e fortemente innovativa della musica rock.
Se il progressive metal esiste come genere a sè, sicuramente esso si sviluppa sotto un'ottica diversa rispetto all'antenato rockeggiante. Se è vero che anche nel metal esiste una certa libertà di sperimentazione, le sonorità dure e il genere in sè, sono fortemente limitativi per tutto ciò che è progressive. Ecco perchè è difficile trovare un gruppo metal che incarni bene la definizione di prog, senza sforare dai canoni del genere.
Ma facciamo un passo indietro. Un piccolo flashback è d'obbligo per capire l'eredità che gruppi come Dream Theater o Fates Warning si sono ritrovati.
Il progressive rock era nato con l'idea di rivoluzionare l'idea di musica e in particolare di canzone, un'idea originale e allo stesso tempo azzardata per l'epoca che fu, ma che si dichiarò estremamente rilevante per la musica futura (quella di oggi, nda). Sonorità ricercate, non banali, la quasi totale libertà compositiva del pezzo, senza schemi e senza regole nè melodiche nè strutturali, una buona componente di improvvisazione, soprattutto nei live, ereditata dal jazz e dal blues, insomma, una musica impegnata, difficile sia da eseguire che da ascoltare e tutt'altro che piatta.
L'anima progressive si spense circa a metà degli anni '70, precisamente nel 1974 a parere dei critici, a causa di una continua voglia di rinnovamento e di rivoluzione che portò gli stessi artisti ad abbandonare improvvisamente quanto intrapeso precedentemente. Del progressive rock non avremo più traccia, almeno fino ad oggi.
Come già detto, è pressochè impossibile stabilire per certo il primo album o la prima band metal che ripropose gli stessi concetti, ma possiamo chiaramente citare la band più importante che contribuì a "rispolverare il vecchio baule del nonno". Sto parlando dei Watchtower, band texana che con i loro primi lavori Energetic Disassembly (1986) e Control and Resistance (1989) sono riusciti ad unire riff e sonorità tipiche del thrash a strutture ritmiche complesse ed articolate, spesso virtuose, ricche di cambi di tempo, e passaggi all'unisono di tutti gli strumenti. Dello stesso periodo è Nothingface dei canadesi Voivod (1989), un altro album dalle chiare influenze progressive accostate a sonorità speed-thrash. Ma se fino ai tardi anni '80 il progressive metal era ancora allo stato embrionale e caratterizzato da sonorità grezze, molto vicine al thrash, e accompagnate da scarse soluzioni melodiche, è con gli anni '90 che il genere prende man mano consistenza arricchendosi di una componente fondamentale a supporto della melodia: la tastiera.
Ed è forse questa "innovazione" che portò il metal progressivo ad essere apprezzato maggiormente, anche dai non addetti ai lavori. Se prima era parecchio difficile, per un orecchio poco abituato, a capire il valore di costruzioni armoniche particolari, ora, grazie alla melodia, l'ascolto è reso più accessibile, rimanendo comunque nei canoni del genere.
L'inizio degli anni '90 vede affermasi un gruppo, il cui nucleo risale in vero alla metà degli anni '80, destinato a segnare la storia del progressive costituendone uno dei gruppi più rappresentativi: i Dream Theater. Formatisi con questo nome solo alla fine del 1987 con l'ingresso del cantante Charles Dominici, il gruppo erà già solido e ultra-collaudato da ormai diversi anni. Nel 1992 esce Images & Words, probabilmente il loro lavoro più importante e sicuramente quello più progressivo, il debutto del nuovo cantante James LaBrie.
Subito l'album riscuote un gran successo, il primo, il vero, l'unico album progressive metal, ormai icona del genere, un album ricco di fantasia, melodia, sentimento, il tutto rafforzato dalla ricerca del particolare che alla fine sfocia in tempi dispari, canzoni spesso piuttosto lunghe ed articolate, parti e canzoni strumentali. Images & Words è dunque un album chiave per capire il genere e la maggiorparte dei dischi che lo hanno seguito.
Avendo già citato l'apice, potremmo concluedere qui questa rassegna, ma è bene continuarla per citare ancora qualche nome e identificare la tendenza per il futuro e la concezione più "moderna" del termine.
Il progressive metal è sempre stato un genere più simile alle sonorità del metal classico, ma con la metà degli anni '90 comincia ad affermarsi l'ala estrema del progressive metal. Il gruppo sicuramente più rappresentativo in questa "sotto-classificazione" sono i Cynic. Nati da due mebri fuoriusciti dai Death di Chuck Schuldiner ai tempi di Human, vale a dire il chitarrista/cantante Paul Masvidal e il batterista Sean Reinert, i Cynic nascono con l'idea di unire la tecnica e il virtuosismo già presenti negli stessi Death ad una musica ancora decisamente estrema, rapportata a quel periodo, per creare un Death metal molto tecnico dalle chiare influenze progressive, un presupposto grazie al quale vedremo nascere gruppi come gli Into Eternity, Opeth, ecc.
Col finire degli anni '90, il progressive metal, fenomeno fino ad all'ora quasi esclusivamente nord-americano, si estende pian piano in tutto il mondo, quasi seguendo un processo inverso rispetto all'antenato degli anni '70. Il progressive dunque sbarca in Europa dove nascono gruppi come gli svedesi Pain of Salvation, capaci di unire la mentalità progressive degli anni '70 a sonorità decisamente più fresche e moderne, o come i norvegesi Ark, formatisi alla vigilia del nuovo millenio e capaci grazie alle loro grandi capacità, di conquistare il pubblico con un album fenomenale come Burn the Sun (2001).
Un approccio meno virtuoso, ma sicuramente molto interessante è quello dei Fates Warning, nati inizialmente come band heavy metal con varie influenze power ed epiche, con l'ingresso di un nuovo cantante Roy Alder (1988) e in corrispondenza dell'uscita dell'album No Exit, i Fates Warning si ripresentano al pubblico con uno stile completamente rinnovato e, appunto, decisamente progressive. Perfect Symmetry (1989), Parallels (1991) e Inside Out (1994) non sono altro che ottimi episodi di un'escalation che toccherà il culmine con il loro masterpiece, vale a dire lo spettacolare A Pleasant Shade of Gray (1997), un concept totalmente scritto dal chitarrista Jim Matheos (chitarrista degli O.S.I. side-project di Mike Portnoy, di Kevin Moore e Sean Malone, già nei Cynic), un album articolato in 12 tracce (tra cui diverse strumentali) tutte appretenenti ad un'unica omonima canzone, in cui è difficile trovare uno schema preciso, un po' come vuole la tradizione. Da segnalare, non a caso, la presenza di uno dei "pionieri" del genere, il "solito" Kevin Moore, un signor tastierista che quando c'è da scrivere un capolavoro ci mette sempre lo zampino, e non a caso...
Ma veniamo ai nostri giorni. La tendenza attuale è quella di concepire il termine progressive come sinonimo di tecnica e virtuosismo. La base tecnica, per quanto gradita dal pubblico che ama questo genere di musica, non è affatto così indispensabile per coprire quegli "standard" che prevede la definizione del genere, sempre che se ne possa dare una chiara definizione. Il progressive non è fatto di soli assoli di chitarra al fulmicotone, cavalcate sostenute da muri di doppia cassa e tempi dispari ogniddove e a tutti i costi. Il progressive è l'idea di base che porta a creare una musica unica, il prolificare di gruppi cloni dei primi Dream Theater intenti solo a far vedere agli altri quanto sono bravi è tutto l'opposto di quanto ci siamo detti fin'ora.
Purtroppo le aspettative per il futuro sono solo queste, tanta tecnica, poca fantasia... spero di sbagliarmi, ma dubito che assisteremo ad un ritorno alle origini, anche perchè il progressive metal si sta sempre di più mischiando con altri tipi di sonorità ed ecco nascere il Progressive/Death, il Progressive/Black, il Progressive/Power, quasi come se il termine "Progressive" fosse un'etichetta da appiccicare sui dischi per dimostrare che "Sì, compratelo, perchè sappiamo suonare: c'è scritto Progressive!!!".
Album citati e consigliati per l'approfondimento:
in ordine cronologico
1. Watchtower - Energetic Disassembly (1986)
2. Fates Warning - No Exit (1988)
3. Watchtower - Control and Resistance (1989)
4. Voivod - Nothingface (1989)
5. Dream Theater - Images & Words (1992)
6. Cynic - Focus (1993)
7. Pain of Salvation - Entropia (1997)
8. Fates Warning - A Pleasant Shade of Gray (1997)
9. Ark - Burn the Sun (2001)
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