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Buona lettura

Alkemist Fanatix Europe Special
articolo di: tInUvIeL


ALKEMIST FANATIX EUROPE SPECIAL

Si sa i gruppi e le personalità che riescono a raggiungere le vette dell’olimpo musicale sono una percentuale molto minore rispetto l’enormità dell’intero panorama “di contorno”, lasciato generalmente in disparte dalle major in nome del business più selettivo e selvaggio. “Di contorno” in realtà c’è ben poco, con le sue spinte, l’underground fermenta e ribolle più vivo che mai. In questo settore entrano in gioco le etichette indipendenti, garantendo diffusione di materiale e promozione dignitose a band meritevoli ma meno baciate dalla fortuna oppure con un target potenziale ridotto e, non meno importante, a musicisti emergenti in cerca di un lancio iniziale. Nella comunità musicale indipendente, il lavoro di compagnie quali la Alkemist Fanatix Europe consiste in ciò ma non solo: management, promozione, distribuzione, marketing, contatti con la stampa ed i media, le agenzie, le labels e gli studi di registrazione… in sostanza tutti quei servizi necessari agli artisti interessati ad espandere la loro voce e a tentare una carriera professionale nel mondo della musica. In particolare la Alkemist, affiancata da partner internazionali di levatura (RisingWorks, Incendiary Records, Mechanism Records, Antisocial Studio, Evilsurferagency, Roadshock, Ignition Prod), garantisce assoluta serietà nelle sue campagne.
A riprova ecco una manciata di gruppi dal vivaio della Alkemist: l’occhio di The Metal Fortress li ha esaminati per voi!
La parola alla musica ora!


AGABUS
Last Way Left
Dopo l’intro Innervention parte la proposta degli Agabus, gruppo che si autodefinisce crossover. Sicuramente il cuore di tale proposta musicale è l’hardcore metallizzato di certi Agnostic Front (giusto per fare un esempio tra i più), ma la musica presenta diverse sfaccettature che mostrano contaminazioni esterne al genere. Questi arricchimenti sono croce e delizia del platter: se il sound è sicuramente impreziosito da tecnicismi e cambi d’atmosfera death/jazz, altrettanto non si può dire di certe forzature numetalliche a livello di riff e intrecci vocali (chi ha detto Jonathan Davis?). A questo proposito si può citare la corazzata The Hive of Damage, chiave di lettura di questo lavoro, che pur risultando un pezzo discreto risulta un po’ fuori luogo quando fa letteralmente il verso ai derivati korniani d’oltreoceano. Nel bene e nel male assoli, stop & go, e alternanza cadenzato/accelerato portano i 23 minuti di ascolto al termine senza alcun intoppo. Per il futuro occorre capire cosa vale la pena tenere e cosa mettere da parte.
WebSite: www.agabus4.org



ARTDISORDER
Anoplogaster Cornuta
Cazzo ragazzi, mi ricordo di voi. Mi avete fatto due palle così al Transilvania di Cremona. Saranno stati i suoni, sarà stato il mio umore, sarà stato che magari inconsciamente ero in vena di tutt’altro tipo di musica…ma il concerto mi era sembrato sempre la stessa lagna. Ma la vita è bella perché ogni giorno si può essere una persona diversa, crescere, maturare….e cambiare opinione riguardo qualcosa. Dico questo perché su disco gli Artdisorder mi hanno fatto una bella impressione. Sarà per la giornata nevosa che inclina all’ascolto del loro emo-core dalle tinte oscure, sarà per l’azzeccata produzione o per l’ascolto più attento e meditato che si fa nella propria stanzetta, lontano dai rumori di un pub. Anoplogaster Cornuta mi è piaciuto. Canzoni brevi e intense, (Nu?) metallose, intrise di cupa elettronica così come di solari aperture rock, che scorrono EMOtivamente cariche dalla prima all’ultima nota cercando di lasciare un segno indelebile dentro di voi. Sentimenti buoni e cattivi che si mescolano in un mosaico dalle tinte fredde che, se non è un capolavoro, dà comunque il senso del bello. Almeno un difetto a mio avviso c’è, ed è il potenziale non sfruttato che si avverte in qualche canzone sottotono per coinvolgimento ed espressività. Ma la band ha tempo per crescere. Per il momento le rifilo un otto tondo tondo, sia per la vivacità della proposta che per la professionalità dimostrata da un libretto curatissimo (pensate che i testi si leggono con lo specchio!) e da un cd allegato per la stampa, con foto, recensioni ed il video di Zahella, opener dell’album e canzone dal gran tiro (già mi era piaciuta live). It’s so beautiful!
WebSite: www.artdisorder.net



DAYLIGHT
Vague Pictures Of Amazing Moments
L’album d’esordio dei Daylight segue la scia del recente trend emocore. La mia affermazione è, devo ammettere, abbastanza pressapochista: in effetti a ben vedere, il full-lenght è frutto, naturalmente di un'inequivocabile attitudine 'core in chiave moderna, unita però ad una serie di influenze che includono metalcore, melodic death metal e persino un tocco punk da non trascurare affatto! Il sestetto tedesco, in Vague Pictures Of Amazing Moments, alla commistione di stili già descritta aggiunge un cantato a due voci vario (dallo screaming al rap) e con esiti interessanti, l'unico neo il clean a mio avviso non sempre convincente, soprattutto nella resa emotiva di alcuni brani. I pezzi meglio riusciti sono quelli di durata maggiore (ad esempio A Satellite Smile, Porcelain Eyes), la band, infatti, se messa alla prova con architetture sonore che richiedono più creatività ed impegno, pare esprimersi al meglio. Fra i brani meritano una menzione Stairway to Sickness e Beautitaker entrambe molto right-in-your-face, e l’episodio acustico della title-track, malinconica ed intimista. Una generale coesione, il discreto dinamismo della parte ritmica (anche se non manca qualche sbavatura alla batteria), i passaggi fra parti tirate e aperture melodiche sempre pertinenti, un guitar riffing serrato ed abbastanza efficace, un apparato lirico ispirato fanno di questo disco un prodotto meritevole d’ascolto... certo i margini di miglioramento per i Daylight ci sono, d'altronde abbiamo fra le mani un debutto! Nel frattempo hanno ottenuto la fiducia della Incendiary Records per mostrare come sapranno sviluppare le loro capacità.
WebSite: www.incendiary.de/daylight



ILLOGO
Isteresi - Promo 2004
Alienazione. E' quella a cui l'hardcore imbastardito di elettronica degli Illogo vuole portarvi. Ci riesce. Scordatevi la forma canzone, l'intrattenimento e le melodie, perchè questa è pura ipnosi suonata da chi ha brutte intenzioni. Mezzi impiegati sono la voce straziante che vomita budella e sputa tonsille, le chitarre dissonanti e ripetitive, il basso impazzito e l'elettronica fredda e angosciosa, a tal punto da trasportarvi nello spazio più profondo ("dove nessuno può sentirvi urlare"). La vostra mente, arrendevole, si perde, per un misero quarto d'ora (4 pezzi), inseguendo spirali di sensazioni. Esperienza da provare al buio.
WebSite: www.illogo.net



KEENANTS
Revelations
Metal e Hardcore certo, ma c'è di più. C'è un impostazione Nu metal di fondo che porta chitarre corazzate a costruire muri elettrici sbriciolati da ventate melodiche, c'è la tensione emotiva dei Deftones, la sofferenza psicotica dei Korn e ritornelli alternative appiccicosi come il miele per gli insetti. C'è bella musica. I Keenants riassumono il meglio di certa musica statunitense in uno sfavillante bigino di 7 tracce che offre gli incedere schiacciasassi degli Slipknot e le linee vocali dei Korn, sfuriate harcore e addolcimenti emo, ritornelli postgrunge che quasi si imbattono nel pop alla Linkin Park. E il risultato è davvero esplosivo, adrenalina pura, dal primo arpeggio fino all'ultima incursione rap... Gli echi del gotha alternativo sono forse un pò invadenti, ma il lavoro è, per immediatezza e fruibilità, a mio avviso eccellente. E non credo di essere l'unico a pensarla così visto che grazie a questo EP i ragazzi hanno trovato il contratto del debutto....
WebSite: www.keenants.it



LOSING SUN
Inertia
Atmosfere asfittiche (al punto giusto) generate da un postgrunge potente e claustrofobico ed occasionali incursioni industrial rendono l’opera prima dei Losing Sun depressiva e desolante, centrando di sicuro gli intenti della band. Il quartetto multietnico con base operativa in Galles si presenta, in Inertia, con 9 tracce di un crossover melodico, diretto e molto orecchiabile basato su riff taglienti, un drumming dal retrogusto tribale ed un cantato pulito e melodico. Le sonorità talvolta dense e opprimenti (Dirtnap), talvolta artificiali ed asettiche (a causa degli inserti elettronici, vedi Shimmer>) danno voce alla nevrosi descritta dai testi, di contro, piuttosto scialbi e scontati. Malgrado questa pecca nelle lyrics, nel complesso il lavoro è discreto: il songwriting pare già piuttosto maturo, l’esecuzione indubbiamente buona e la produzione pulita. Manca però decisamente qualcosa al platter: benché il sound risulti catchy, non si nota la volontà di impegnarsi in qualcosa di ‘fresco’ non solo a livello generale ma all’interno del disco stesso… gli ultimi brani, ad esempio, tendono a perdere mordente e sembrano copie mascherate dei pezzi che li precedono. Un maggiore sforzo creativo gioverebbe alla causa, perché mi pare che il gruppo di potenzialità ne abbia!
WebSite: www.losingsun.com



MILADY'SGLOVES
Milady'sGloves
Pearl Jam, A Perfect Circle e Deftones et voilà, il crossover è servito. I Milady'sgloves creano un suono che è probabilmente il concentrato dei loro ascolti preferiti, e registrano tre canzoni che equilibrano impeto ed emozione come in una perfetta formula chimica. Si parte con My Thoughts , un rock modernista intenso e suonato con trasporto, che scopre subito le carte del gruppo, intento a giocare con linee vocali alla Eddie Vedder (forse troppo!) e schitarrate dal sapore emo che rimandano a dei Deftones sotto Valium. Buone le melodie e attitudine convincente. Degli arpeggi malinconici aprono la soffusa Melody, in cui sembra che sia il singer a tenere la partita frenando strumento desiderosi di liberare la loro carica elettrica. Si corre sul filo che separa energia e rilassatezza. Chiude il platter Such a bad story, la mia preferita: tre minuti in cui si ascoltano i Pearl Jam che si sono fatti dosi di crossover ed un quarto minuto a concludere dove arrivano i Korn a rendere l’atmosfera densa e nevrotica fino ai bisbigli finali. Ascolto gradito ma serve più personalità.
WebSite: www.landweb.it/miladysgloves



STATOBARDO
Another Education
Gli Statobardo (monicker originale per un gruppo del genere!) fanno un Nu metal che rispetta tutti i canoni stilistici di tale corrente musicale: downtuned guitars, cantato in screaming e melodico, ritmiche incazzate, dj in aggiunta alla classica formazione rock e psicosi a quintali. E per farlo non deficitano di nessun attributo, nè di una buona produzione,nè di un discreto cantante né tantomeno della tecnica necessaria. I loop lasciano il segno e pure il tasso di violenza complessivo raggiunge livelli soddisfacenti. Ma almeno metà di Another Education ci fa convivere con la fastidiosa sensazione di una band che non arriva dove vorrebbe, con canzoni che sul punto di esplodere sprecano la loro intensità andando nella direzione sbagliata o finiscono. Il risultato finale è un lavoro fiacco in cui si intravedono emozioni non raggiungibile che a fine ascolto lascia poco: qualche incedere psicotico, sprazzi di intimismo idrofobo e un paio di chorus arrabbiati. Dispiace; la paranoia Nu metal di Killak mi aveva riportato ai miei 16 anni...
WebSite: www.statobardo.com



THE ORANGE MAN THEORY
Riding A CAnnibal Horse From Here To...
Gli Orange Man Theory sono dei pazzi furiosi. E se già il titolo del disco d'esordio poteva suggerirvelo, aspettate di sentire la musica che fanno: i quattro romani, in nove tracce si esprimono con un allucinante (e allucinato ) ibrido, in cui più o meno pacificamente convivono punk-indie, hardcore, rock alternativo nonché elementi di orientamento metallico e nu-metallico, coi SOAD spesso in agguato. A questo aggiungete uno smodato amore per le distorsioni più malate e un vocalist che strilla nello stile Linea77 e forse avrete una (mezza) idea di quello che vi aspetta in questa folle cavalcata a dorso di un cavallo cannibale. Ma si sa, puntare tutto sulla sperimentazione non è semplice, e infatti gli Orange Man Theory, per il loro voler essere alternativi ad ogni costo, finiscono col complicarsi la vita più del dovuto, impantanandosi in composizioni terribilmente complesse e soluzioni che suonano un po’ troppo forzate, tutte cose che penalizzano enormemente l’impatto con questo ascolto, che ben presto raggiunge una pesantezza non trascurabile. Un vero peccato, perché questo finisce inevitabilmente col mettere in ombra quanto di buono ha realizzato la band, indubbiamente in possesso di buone potenzialità e certamente non esente dal presentare spunti davvero ottimi; sono sicuro che se riusciranno a limare quanto basta la loro voglia di strafare, questi simpatici pazzoidi potranno creare qualcosa all’altezza del loro non indifferente estro, ma per ora c’è ancora da migliorare…
WebSite: www.theorangemantheory.com



Per maggiori informazioni: Alkemist Fanatix Europe - www.alkemist-fanatix.com
Articolo a cura di: Monica ‘Tinuviel’ Pe, Luca ‘Darkblood’ Chiappa, Andrea ‘Enemy of Reality’ Bruni

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