STORIA DEL DOOM: II parte - GLI ANNI '80 E GLI SVILUPPI
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articolo di:
Sunset
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Gli anni ottanta rappresentano una decade di fondamentale importanza per lo sviluppo del doom, il cui termine vero e proprio verrà definitivamente coniato nella seconda metà di esso grazie ai monumentali Candlemass di cui avremo modo di parlare successivamente, ma andiamo con ordine e descriviamo meglio il contesto storico-musicale che si attraversa a cavallo tra anni '70 e '80.
Innanzitutto, è risaputo, in questo periodo si verifica l'esplosione
della NWOBHM che in Inghilterra spopolerà grazie a bands come Iron Maiden, Diamond Head, Saxon ed altre centinaia; senza ombra di dubbio anche il doom riceverà forte impulso da questa corrente musicale più in particolare per il fatto che molti di questi gruppi mostreranno una certa devozione verso tematiche tanto care ai vecchi Black Sabbath; band maggiormente famosa sotto questo punto di vista sono gli inglesi Angelwitch capaci di aggiungere alla loro proposta
tipicamente NWOBHM un certo flavour nero arricchito da tematiche che mostravano una certa attenzione all'occulto che in ambito metal saranno uno stimolo molto importante, testimonianza di ciò è data dall'omonimo album di debutto datato 1980.
Sulla scia degli Angelwitch molteplici altre bands della scena inglese introdurranno certe tematiche all'interno della loro proposta, e cito i vari Demon il cui album più rappresentativo è "The Unexpected Guest" (1982), Cloven Hoof e Widow band di culto con un solo album omonimo all'attivo (1983).
Insomma, il doom in questo periodo inizia sempre più a prendere piede e ad assumere le sembianze di genere propriamente detto. Ovviamente la NWOBHM è il genere più di tendenza in questo periodo, ma al di fuori di questo ci troviamo in un periodo comunque ricco di lavori validi e soprattutto fondamentali per lo sviluppo del genere in analisi.
E così i Pentagram continuano a muoversi e ad evolvere il loro sound che rispetto agli esordi inizia a diventare sempre più oscuro e personale, mentre dagli Stati Uniti arrivano i Cirith Ungol che con "Frost And Fire" (1980) presentano un heavy-metal in stile americano dalle fortissime tinte doom, aggiungendo per la prima volta anche una componente epica che sarà tanto cara negli anni a venire in
particolare con riferimento ai Candlemass. I Cirith Ungol rimarranno una band importantissima per lo sviluppo del doom pur non potendo essere definiti propriamente tali; saranno relativamente pochi gli album pubblicati dalla band, ma che restano capisaldi all'interno della musica metal tutta.
Abbiamo parlato giusto prima del rapporto di "stretta collaborazione" tra doom e NWOBHM, facendo i nomi di bands accomunabili in quanto a tematiche e sonorità; ed è proprio in base al sound che vanno citati senza ombra di dubbio gli inglesi Witchfinder General che con due album "Death Penalty" (1982) e "Friends Of Hell" (1983) ci mostrano due esempi di perfetto connubio tra sonorità new
wave e doom, anche se a differenza delle altre bands citate gli inglesi preferivano parlare nei loro brani di sesso, droga ed alcool piuttosto che di occultismo; i Witchfinder General avranno comunque breve vita dato che la loro discografia si riduce a quegli unici due album più un disco dal vivo "Live '83" pubblicato però solo nel 2006 quando la band è ormai sciolta da tempo immemore.
Mentre in Inghilterra si rimane quindi ancorati a certe sonorità,
diversa è la questione negli Stati Uniti dove il genere si sviluppa
sempre più in un sottobosco musicale pronto ad esplodere da un momento all'altro ma sempre e comunque piuttosto soffocato proprio dalla NWOBHM che continua a ricevere consensi da pubblico e critica portando così le case discografiche a puntare sempre più su esse, trascurando l'enorme potenzialità delle altre bands. E così i Death Row (sono i Pentagram che però assumono questo monicker in una fase di "pausa" della band) incidono singoli di grande livello qualitativo che tuttavia qualche anno più tardi saranno portati alla ribalta dai rinati
Pentagram, e girano tante bands di culto che sono in corso di rivalutazione solo negli ultimi anni, come gli svedesi Nemesis band del cantante-chitarrista Leif Edling (che successivamente farà fortuna con i Candlemass), i nostrani Death SS che se oggi sono una vera e propria istituzione allora davano alle stampe demo meravigliosi e oscuri ma praticamente sconosciuti, mentre meritano menzione anche gli inglesi Pagan Altar che erano comunque considerati una band NWOBHM, ma di cui raggiunsero gli apici dell'oscurità grazie a "Volume 1" (1982) che sarà l'unica testimonianza di questa band recentemente riunitasi e che nel 2004 ha dato alle stampe il successore dopo 22 anni di silenzio.
In questi anni agiscono sempre nell'underground anche gli americani The Obsessed che pubblicheranno una serie di demo che saranno fondamentali per lo sviluppo del genere ma che pubblicheranno i loro full-lenght solo negli anni '90 avvalendosi dell'istituzione del doom Scott "Wino" Weinrich che negli anni successivi si cimenterà in tantissime bands, la più famosa i Saint Vitus, ma anche in questi ultimi anni con Place Of Skulls e Spirit Caravan. Stupendo il full-lenght di debutto degli statunitensi "The Obsessed" (1990) e "The Church Within" (1994).
Avevamo parlato precedentemente dei Death SS, giusto quindi parlare anche di Paul Chain chitarrista pesarese proprio in forza alla band di Steve Sylvester dalla quale si allontanerà ed attiverà una carriera solista giocata sulla sua immagine maledetta e sulla continua ricerca sull'occultismo che da sempre ossessionerà la sua persona. Dagli esordi all'insegna di un doom metal classico caratterizzato da elementi più blues e psichedelici, Paul Chain passerà a continue sperimentazioni musicali caratterizzate però sempre dall'amore verso oscurità e occultismo toccando l'apice della sua incredibile vena creativa negli ultimi anni.
Ma quando si parla di anni '80 in ambito doom non si può non parlare di quella che senza ombra di dubbio è stata una delle band più influenti di questo periodo, ovvero i Saint Vitus di Wino Weinrich che ancorati alla matrice hard-rock sabbathiana, portano all'estremo la sensazione di desolazione e di oscurità tramite una serie di riffs incredibilmente dilatati, aridi e tremendamente lenti, che si stagliano sulle vocals di Weinrich che faranno storia tanto il singer americano è stato capace nella sua brillante carriera di rendere oro tutto cio che ha interpretato. Fondamentali sono per la discografia di ogni doom-fan che si rispetti il debut "Saint Vitus" (1984) e soprattutto
"Born Too Late" (1987) che porterà all'estremo il discorso musicale degli americani dando vita ad un album di rarissima bellezza.
Insieme ai Saint Vitus vanno però citati tra i migliori di
questo periodo gli statunitensi Trouble fautori di quello che successivamente sarà definito il movimento "white metal"; la proposta della band dell'Illinois si fonda sulla riproposizione del classico Sabbath-sound reso però più moderno, e dunque discostandosi dai Saint Vitus sotto l'aspetto musicale decisamente più tradizionalista. Parlavamo appunto di "white metal", i Trouble infatti saranno portabandiera di questo movimento per i loro continui riferimenti alla cristianità presenti nei loro testi.
In generale però si assiste sempre più allo sviluppo di certi clichè che iniziano a decadere in questo periodo per svilupparsi verso lidi più personali. Così nel 1986 una band svedese, i Candlemass stravolge definitivamente il panorama musicale pubblicando "Epicus Doomicus Metallicus" che conia per la prima volta il termine doom-metal. La scena nord-europea in questo periodo è piuttosto florida soprattutto nel metal oscuro, a dimostrazione di ciò già erano arrivati i danesi Mercyful Fate guidati dal carismatico e teatrale front-man King Diamond (che avvierà poi anche una carriera solista di tutto rispetto) che lasciava nelle sue tematiche e nella sua immagine una forte componente molto vicina al doom, pur aggrappandosi completamente all'heavy-metal classico sotto un punto di vista musicale. Ma i Candlemass sposano in tutto e per tutto il doom
propriamente detto sotto tutti gli aspetti, musicale, lirico e
d'immagine assimilando all'interno del loro sound l'amore spropositato per i primi Black Sabbath il tutto unito ad un alone di oscurità ed epicità capace di rendere questa band una leggenda. Parlavamo appunto di "Epicus Doomicus Metallicus" checchè se ne dica in assoluto la migliore testimonianza della band, dove ad un sound oscuro ed epico
si aggiunge la fantastica prestazione vocale di Johan Lanquist che dopo questo demo farà completamente e misteriosamente perdere le proprie tracce ed al cui posto andrà il celeberrimo Messiah Marcolin altro singer spettacolare ma non allo stesso livello di Lanquist. Sei perle per 43 minuti di durata si susseguono in questo gioiello di oscura magniloquenza, a partire dall'opener "Solitude" aperta da un arpeggio di chitarra e da tastiere che introducono il riff portante del brano, riff che il maestro Tony Iommi ha sempre invidiato nonostante la sua leggendaria carriera, passando per le varie "Demon's Gate" brano dal vago sapore orientale, per brani leggermente più veloci ma non per questo scevri di oscurità ed epicità quali "Crystal Ball" o "Under The Oak" per concludere poi alla grande con la conclusiva "Sorcerer's Pledge".
Insomma, difficile descrivere un album immenso come questo che rappresenta l'apice compositivo della band che nonostante l'abbandono di Lanquist ingaggerà dietro al microfono il teatrale Messiah Marcolin ed arriverà a pubblicare altri ottimi ed importanti lavori come il successivo "Nightfall" (1987) o "Ancient Dreams" (1988).
I Candlemass continuano la loro attività negli anni '90 fino ad arrivare a toccare il fondo però sul finire di questi con due album di basso livello qualitativo. Dopo pochi anni dallo scioglimento tuttavia è avvenuta la reunion che ha portato alla pubblicazione di "Candlemass" (2005) album discreto ma nulla più.
A questo punto il processo di evoluzione è notevolmente avviato, siamo alla fine degli anni '80 ed il doom è ormai una realtà piuttosto affermata. In questo stesso periodo inizia a prendere piede anche il death metal e così si arriva anche ad assistere alle prime contaminazioni sotto questo punto di vista, in particolare grazie ai norvegesi Deviated Instinct che sono tra i precursori del movimento doom-death, e nello stesso periodo si formano anche bands che avranno forte riscontro musicale e di critica negli anni '90 quali Goatlord e Paradise Lost che iniziano a pubblicare i loro primi demo, ma di queste influenze e più in generale delle altre
contaminazioni parleremo nel prossimo appuntamento.
Va aperta anche una parentesi però sulla scena italiana che sul finire degli anni '80 conosce una certa evoluzione sulla scia di quanto fatto precedentemente da Paul Chain; e così i Death SS arrivano finalmente alla pubblicazione del debut "In Death Of Steve Sylvester" (1988) e soprattutto con il terribilmente oscuro "Black Mass" (1989), ma non finisce certo qui tant'è che il nostro stivale inizia a diventare in questo periodo una fucina di bands più che interessanti quali Dark Quarterer, fautori di un epic-progressive dalle forti tinte oscure, i Monumentum misto di doom classico e certo dark-sound tanto in voga negli anni '80 o il progetto The Black di Mario Di Donato, che riprende il tema del progressive tanto caro alla scena italiana dei seventies riletto in chiave decisamente più dark.
Insomma siamo arrivati ormai alla consacrazione vera e propria del genere che negli anni novanta si arricchirrà delle tante influenze provenienti dagli altri generi metal e non, rendendo la definizione stessa di doom piuttosto riduttiva.
GLI ANNI '80 E GLI SVILUPPI - DISCOGRAFIA CONSIGLIATA:
Cirith Ungol - Frost And Fire (1980)
Pagan Altar - Volume 1 (1982)
Trouble - Psalm 9 (1984)
Saint Vitus - Saint Vitus (1984)
Saint Vitus - Born Too Late (1987)
Pentagram - Day Of Reckoning (1987)
Candlemass - Epicus, Doomicus, Metallicus (1986)
Candlemass - Nightfall (1988)
Immagini dell'articolo:
1. formazione degli Angelwitch;
2. formazione dei Cirith Ungol;
3. formazione dei Pagan Altar;
4. foto promozionale Paul Chain;
5. formazione Saint Vitus;
6. formazione Trouble;
7. front-cover di "Epicus Doomicus Metallicus";
8. formazione Candlemass.
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