Holy Martyr
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articolo di:
Guardian!
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Cos’è che determina la bravura o – quantomeno – il successo di un gruppo? Difficile rispondere al giorno d’oggi, un tempo in cui quando il mercato fiuta una possibile moda nascente si viene inondati di indesiderabili bands-clone, uscite tutte dallo stesso stampino. Che sia power, Nu, l’odierno metalcore o qualsiasi altra nube passeggera, si sa bene qual è la fine di certi fuochi di paglia venuti alla ribalta grazie alla spinta di sedicenti “talent scout” con le saccocce gonfie di bigliettoni verdi. Ci sono questi fenomeni, e poi ci sono le vere bands. Quelle che riscoprono valori sotterrati nei cuori della gente, che narrano storie antiche quanto l’uomo, che cantano di Gesta e di Eroi - troppo spesso relegati a noioso intrattenimento intellettuale – col piglio fiero e sprezzante del guerriero, evitando il glamour dell’orecchiabile giro di tastiera, dell’aggregarsi al gregge modaiolo del momento e dell’universalismo dei gusti a tutti i costi. Purtroppo si sa, la coerenza non conviene, e le bands che meriterebbero davvero di essere illuminate vengono lasciate spesso nell’indifferenza. Immerso nell’auspicio che la Fortezza divenga Bastione e testa di ponte di questi talenti nascosti, diamo spazio ad Ivano Spiga, chitarrista degli ottimi Epic Metallers Holy Martyr
1. Ciao Ivano, Innanzitutto informaci sullo stato di salute attuale della band.
Ciao Marco! Abbiamo attraversato un periodo abbastanza turbolento e stiamo procedendo a piccoli passi, dopo il precedente “Hail To Hellas” abbiamo cambiato ben due membri, il chitarrista Carlo Olla ed il bassista Andrea Mucelli hanno lasciato il gruppo per motivi di studio l’uno e di lavoro l’altro. Sfortunatamente abbiamo sempre troppe difficoltà…è capitato di star fermi anche per sei mesi, ma l’importante è andare avanti. In questo periodo stiamo componendo due nuovi brani che probabilmente saranno inseriti in un ipotetico/futuro concept album sulle Termopili, non ho mai negato di voler riprendere “Hail To Hellas” con nuovo materiale…un Ep di tre canzoni ha reso bene l’atmosfera ma un disco è molto meglio! Posso assicurare che le nuove cose si amalgamano benissimo ed hanno un impatto fenomenale, si sente il tocco del nuovo chitarrista, Eros Melis, con un background completamente diverso da Carlo, “Vis Et Honor” ha questa peculiarità…soluzioni dirette con un occhio di riguardo agli arrangiamenti e alla tecnica. Quest’ ultimo Ep per ora ha avuto un interesse enorme soprattutto qua in Italia, strano ma vero, non so se sia stata una coincidenza a causa dei temi sulla Roma antica…ma ti assicuro che non ho mai visto così tanto interesse qui in Patria! Abbiamo cercato di recuperare il tempo perso ed i brani venuti fuori sono abbastanza ben fatti e discretamente registrati, non abbiamo usato uno studio professionale ne un produttore, una sala prove ed un mixer a volte possono fare miracoli…ma serve tanto sudore. Il rammarico è stato non aver potuto inserire altri brani…ma è meglio avere le idee chiare e fare le cose ragionate, stiamo affinando molti pezzi lasciati dietro e sono decisamente ottimista sul risultato finale.
2. Quali sono le vostre influenze maggiori nel songwriting? Che rapporto avete con esse e come si sono manifestate nell’evoluzione della band?
Caspita…non so mai rispondere con certezza quando viene fatta questa domanda eheh! Il fatto è che le influenze sono troppe e svariate! Impossibile stabilirlo. Più che altro ci sono alcune influenze di base in cui confluiscono altri elementi di contorno. “Hatred And Warlust” era costituito da un sacco di roba composta negli anni ’90, con un occhio alla Bay Area… ”Hail To Hellas” ha segnato un abbandono parziale di questa ruvidezza e “Vis Et Honor” si attesta a metà strada. Potrebbe essere facile dirti che le influenze che secondo me si notano maggiormente sono la melodia dell’heavy metal britannico unite a quello americano…ma è troppo semplice. Spesso e volentieri noto una matrice Hard Rock ‘metallizata’! Una cosa abituale di molti gruppi dediti a sonorità anni ’80 è quella di citare una valanga di gruppi sconosciuti come proprie influenze…sarò sincero, mi capita frequentemente di ascoltare i vecchi Rainbow, i Black Sabbath con Dio e gli Scorpions dei ’70 di Uli Jon Roth, chitarrista che adoro. Assieme ad altre influenze dei restanti membri si può capire che non c’è un unico gruppo a cui ispirarsi, Alex, il nostro vocalist, ascolta per esempio Renga…ed è tutto dire eheh!
3. Quali sono i maggiori problemi che ha una band come la vostra in italia al giorno d’oggi? Quali atteggiamenti avete riscontrato all’estero nei vostri confronti?
Nel nostro caso il problema maggiore è la posizione geografica sfavorevole e la mancanza di fondi…se questi due elementi fossero stati meno incisivi probabilmente gli Holy Martyr avrebbero un disco all’attivo già dal 1997 o giù di li.
Ho sempre faticato come un disperato per tirare su un gruppo e la sfortuna ogni tanto fa capolino. L’atteggiamento all’estero nei nostri confronti e di assoluto rispetto e le cose stanno cambiando anche in Italia, stringiamo i denti e andiamo avanti, essere apprezzati da una motivazione maggiore.
4. “Vis et Honor” decreta la volontà di essere la vostra ultima release autoprodotta. Da cosa è maturata questa decisione? Non avete avuto nessun contatto con labels?
No…non tanti…ma qualche proposta c’è stata. Sarà l’ultima release autoprodotta certo, e spero con tutto il cuore di poter incidere un disco, ci sono stati momenti neri in cui ho pensato di appendere la chitarra al chiodo…ma in tanti credono in noi…e forse ho ancora qualcosa da dire con la musica, nonostante non sia un professionista.
Keep It True Festival 2004 (Germania)
5. “Hatred and Warlust”, esordio discografico degli HM, basava alcune sue composizioni su Mitologia di stampo Nordico. Poi, da “Hail to Hellas”, la svolta e l’approdo a tematiche Classiche. Cosa vi ha portati a questa scelta? Siete intenzionati a continuare su questa strada?
Non so…”Hatred” aveva per la maggior parte brani scritti dal 1994 al 2001. L’unico vero brano attinente alla mitologia nordica è Son Of A King, ispirato da un romanzo dello scrittore Poul Andersson su Hadding Garmsson, leggendario sovrano Danese.
Canzoni come Warmonger e Hatred is my strength hanno qualche citazione ricorrente su valchirie e divinità nordiche certo, ispirate più che altro dalle liriche dei Manilla Road e primi Manowar. Ho avuto il sogno nel cassetto di fare almeno un pezzo sulle Termopili dal 1996, quando avevo abbozzato alcuni riff tuttora presenti su The Lion Of Sparta…poi è diventata un fissazione eheh! Ci siamo creati un certo tipo di immagine mediterranea e continueremo a farlo, la nostra civiltà italica è nata qui e sentiamo queste cose vicine, è positivo differenziarsi da chi tratta tematiche ‘nordiche’ magari in modo migliore! Le prossime composizioni saranno ancora più fiere e spartane non temere.
6. “Vis et Honor” – secondo il sottoscritto una delle vostre migliori tracce – è dedicata al valore delle Legioni Romane. Avete intenzione di trattare ancora l’argomento?
E’ stata una sfida. Un sacco di persone hanno chiesto perché non avessimo mai parlato dei romani. Ho cercato di mettere in musica il valore e la marzialità delle legioni mettendoci dentro il cuore di un italiano eheh! Ti ringrazio per il complimento…quando avrò la sicurezza di un’etichetta alle spalle mi piacerebbe scrivere qualcosa sulle guerre cartaginesi…non sarebbe male.
7. Pensi che il Metal e la musica in generale sia un buon mezzo per trasmettere dei Valori o dei Messaggi? Gli Holy Martyr fanno loro questo pensiero oppure si interessano solo dell’aspetto musicale?
Mi interesso solo dell’aspetto musicale, ma devo ammettere che inconsciamente lascio un messaggio che viene colto da qualcuno. Il nostro mondo sta andando velocemente verso l’autodistruzione morale e fisica, parlare di coraggio, onore e fedeltà, di temi cari alla nostra storia Europea che tanti ignorano è come urlare ad alta voce, l’ultimo grido di battaglia di chi non vuole essere soffocato, di chi vuole vendere cara la propria pelle [Appoggio Assoluto NdR] Mi sento un uomo d’arme dei tempi antichi, ma in questa epoca che non mi piace uso una chitarra. Penso sia uno stile di vita che applico anche nella musica, mai scendere a compromessi e camminare a testa alta. Abbiamo bisogno di valori in un mondo grigio, molti metallari riescono a coglierli.
8. Una curiosità: su “Vis Et Honor”, al termine dell’ultima traccia “Call to Arms” si presenta una specie di ghost track in cui si sente parlare di topi che rosicchiano schede degli amplificatori, se non sbaglio. E’ un errore o una scelta voluta?
Ahah! E’ stata una cosa voluta! La voce che si sente maggiormente è quella di Antonio, proprietario della sala dove abbiamo registrato, un tipo stranissimo pieno di fissazioni. Il nostro ‘studio’ per ”Vis Et Honor” era praticamente un buco abbandonato in un luogo dimenticato da Dio, in aperta campagna, con animali di ogni tipo ed un maneggio proprio di fronte.
Ogni volta Antonio ci raccomandava di chiudere le porte perché entravano ratti o cani, abbiamo fuso qualche valvola di una testata(non so come sia successo)e la sua motivazione era quella di strani animali all’interno! Durante le registrazioni di “the call to arms” in versione acustica, il nostro bassista Roberto ha avuto la bella idea di registrare all’insaputa di tutti qualche stralcio di conversazione fra noi e lui. Abbiamo riso per giorni interi e ci è piaciuto mettere questo momento di vita quotidiana immortalato all’interno di Vis Et Honor!
9. Ti cito alcuni nomi: Doomsword, Warbringer, Battle Ram, Assedium. Conosci queste bands? Non sembra profilarsi all’orizzonte la nascita di una scena Epic Metal italica? Cosa ne pensi invece della scena attuale?
Conosco questi gruppi, alcuni di nome altri di persona. Non ho idea se ci sia un certo tipo di scena…io suono nel bene e nel male dal 1994, il primo demo con la nuova formazione è del 2000, con tanti brani scritti addirittura nel 1993. Non ho deciso di entrare all’improvviso in una scena perché si suonava metal epico anni ’80 e non l’ho certamente creata. Ho sempre suonato un certo tipo di Metal ed ho enfatizzato questa cosa col passare del tempo, perché detestavo il Power metal di fine anni ’90 e l’etichetta data a tutti i gruppi italiani. Non so come sia la scena attuale, ci sono in giro anche alcuni nomi vecchi tornati in auge, come gli Adramelch e i Dark Quarterer, sicuramente è un tipo di Metal decisamente migliore rispetto a qualche anno fa, a mio parere.
10. Avete mai pensato di incidere un brano in italiano?
Si mi piacerebbe un sacco, forse in futuro. Ma dovrò trattare di temi patriottici o battaglie perse o vinte col sangue italico per avere un senso in ambito Epico. Caporetto, Lepanto, Legnano, El Alamein…solo in lingua italiana puoi tributare onori o decantare lodi ad italiani.
11. Vuoi aggiungere qualcosa? Un grosso saluto e un “in bocca al Lupo” dalla Fortezza.
Forza e Onore, sempre, anche nella vita di tutti i giorni. Grazie per l’intervista e per il supporto concesso agli Holy Martyr.
Intervista a cura di Marco "Guardian!" Lena
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