[16/07/05] Evolution Festival 2005: Nightwish @ Toscolano Maderno (BS)
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articolo di:
Lisy
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Dopo il concerto non molto lontano del 28 ottobre scorso al Mazda Palace di Milano in compagnia dei Sonata Arctica, show a detta di molti entusiasmante, i Nightwish tornano in Italia nella splendida location di Toscolano Maderno, come headliner di questa ben riuscita prima edizione dell’Evolution Festival. Iniziano deludendo i fans questi cinque finnici, che dimostrano ancora prima di salire sul palco quanto il successo possa montare la testa: dandosi arie da super divi snobbano alla grande i numerosi ammiratori appostati di fianco al palco per ottenere un autografo o una stretta di mano, concessi invece da tutte le altre bands. I quattro musicisti di Tarja si aggirano nel backstage sotto gli occhi dei fans durante tutto il live di Sebasthian Bach e, nonostante le urla e i richiami, alzano a stento la mano in un freddo segno di saluto: fa eccezione solo il batterista Jukka Nevalainen, che concede qualche autografo e regala pure le sue bacchette a un paio di ammiratori.
Sono le 23 passate quando Marco Hietala, Tuomas Holopainen, Jukka Nevalainen e Emppu Vuorinen raggiungono a piedi il palco e purtroppo la scena si ripete: durante il breve tragitto i quattro ignorano completamente i fans. Il colpo di grazia viene inferto da Tarja che, come una grande star, raggiunge il palco(distante circa 10 metri dai camerini) in furgone.
Finalmente le luci si spengono, parte l’intro e l’incalzante open track di Once, Dark Chest of Wonders, sulla quale entrano in scena i quattro musicisti; Tarja fa invece il suo ingresso trionfale in un secondo momento, acclamata da un pubblico veramente in delirio, bellissima e con un teatrale abito di seta giallo e nero che cambierà per ben due volte nel corso dello show, prima con un vestito nero e verso la fine con un angelico abito bianco. Purtroppo alla brava cantante lirica serve qualche minuto prima di dimostrare a tutti quanto la sua voce riesca a rendere perfettamente anche live: infatti dopo un inizio non troppo entusiasmante in cui il cantato appare leggermente sforzato, Tarja si riprende alla grande e già dalla seconda canzone, l’ultimo suadente singolo The Syren, preceduto dai saluti di rito, offre all’Evolution un’esibizione quasi impeccabile, come su cd. E’ in questa canzone che entra in gioco anche la voce del bassista Marco, aggressiva e melodica al punto giusto, anche se secondo me dal timbro non molto piacevole.

Il resto della band è abbastanza in forma e suona in modo tecnicamente perfetto: grande la prova del batterista, precisissimo e dal tiro potente; energico e deciso il chitarrista Emppu, mentre Tuomas appare davvero carico dietro alle sue grandi tastiere. Marco Hietala dialoga ed interagisce col pubblico più di quanto faccia la frontwoman, che riesce comunque ad affascinare tutti con le sue movenze eleganti; quest’ultima appare molto meno impacciata e più disinvolta rispetto agli show precedenti: si muove infatti da un lato all’altro del palco interagendo con gli altri membri della band.
E’ poi la volta di un brano tratto dal precedente Century Child, Ever Dream, seguito da un pezzo tratto da Whishmaster, Deep Silent Complete. Le luci sono davvero splendide, giocate sui toni del blu, bianco e rosa e creano effetti spettacolari colorando il grande telo con la statua dell’angelo piangente che funge da scenografia; i suoni non sono proprio perfetti, nonostante la quasi ora di ritardo per sistemarli.
Dopo la fantastica esecuzione di The Kinslayer, le luci calano e al microfono rimane solo Marco che introduce una cover dei Pink Floyd, High Hopes, inclusa nel best of targato Nightwish che uscirà a settembre, Hightest Hopes: entusiasma davvero molto poco il pubblico, forse a causa del fatto che questa cover esula un po’ troppo dallo stile Nightwish, o molto più probabilmente perchè eseguita in modo davvero pessimo sia musicalmente che per quanto riguarda il cantato solistico di Marco, in questo pezzo totalmente privo di carica espressiva e anche abbastanza stonato.
Fortunatamente, al ritorno in scena di Tarja, la band si riprende e, forte dei vocalizzi precisissimi della cantante, ci offre una ottima esecuzione di Planet Hell, in cui anche Marco si riscatta riparando le pecche precedenti. In questa canzone balza all’orecchio in modo più evidente il grande utilizzo dei suoni campionati e dei cori registrati, che si armonizzano comunque perfettamente con la band, e soprattutto con i supremi virtuosismi pianistici del leader Tuomas.

Finalmente arriva il turno della splendida e trascinante Wishmaster, farcita da una moltitudine di cori e dalla voce della maggior parte dei presenti; giunge poi il tempo per la quasi trash Romanticide in cui ho notato una piccola stecca di Tarja, dovuta forse a un calo di voce , seguita da Slaying the Dreamer, in cui gli scream di Marco si innestano sui chiari vocalizzi lirici del soprano. E’ a questo punto che la frontwoman rimane sola sul palco, annuncia il brano in finlandese di Once e, accompagnata solo da una base, esegue la commuovente Kuolema Tekee Tahelijan, davvero da brividi. La band rientra in scena e il suggestivo piano di Tuomas introduce la bellissima Nemo, cantata anche questa a gran voce dal pubblico e seguita dalla lunghissima Ghost Love Score. A questo punto è il momento della finta uscita del gruppo; Marco incita il pubblico a fare casino se vuole che il concerto continui e, dopo pochi attimi in cui i presenti acclamano “Nightwish Nightwish”, parte la divertente Over the Hills and Far Away, seguita dalla martellante Wish I Had an Angel. Quest’ultima è annunciata da Marco che, riferendosi a Tarja, chiede al pubblico: “Doesn’t she look like an angel?”; parte allora la canzone danzereccia, che sinceramente rende molto poco live ed è eseguita dal batterista Jukka in modo troppo diverso dal cd, perdendo senza dubbio in potenza, forse anche a causa di un Marco e una Tarja evidentemente già stanchi.
Nel complesso, nonostante la grande prestazione della frontwoman e del resto della band, mi aspettavo qualcosa di più: purtroppo i Nightwish sono stati troppo poco trascinanti, distaccati e freddini nei confronti dei presenti; avrebbero potuto scaldare e incitare maggiormente il pubblico, apparso sinceramente, eccezion fatta per le prime file, un pochino spento e poco coinvolto (sarà forse stato anche a causa del gran caldo sofferto nel pomeriggio).
Ottima invece la scelta della scaletta, anche se potevano essere inclusi pezzi come “She is my sin”, “End of all Hope” o “Come cover me”, o qualche brano tratto da Oceanborn, completamente ignorato, prolungando così di un po’ il concerto, durato circa un’ora e mezza.

Ciò che rende i Nightwish comunque emozionanti sono, oltre alla perizia esecutiva dei musicisti, il fascino e la bravura di Tarja, donna dal portamento elegante e con una gran bella presenza scenica, oltre che soprano di gran talento.
Resta comunque un concerto suggestivo e piacevole: i Festival dovrebbero dare più spazio al metal al femminile, genere nonostante tutto di sicuro impatto.
Sotto l’applauso scrosciante del pubblico i cinque finnicci fanno l’inchino di rito e scompaiono nei camerini nello stesso modo in cui avevano fatto ingresso nel backstage.
Set List:
Intro – (Hans Zimmer – Crimson Tide)
1. Dark Chest of Wonders
2. The Siren
3. Ever Dream
4. Deep Silent Complete
5. The Kinslayer
6. High Hopes (Pink Floyd cover)
7. Planet Hell
8. Wishmaster
9. Romanticide
10. Slaying the Dreamer
11. Kuolema Tekee Taiteilijian
12. Nemo
13. Ghost Love Score
---Encore---
14. Over the Hills and Far Away
15. Wish I Had an Angel
Outro - (Hans Zimmer – King Arthur)
Report a cura di Elisa "Lisy" Stefanoni
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